
Le due giornate da guerra civile di Bangkok - costate due morti e 123 feriti - si sono concluse questa mattina con la resa delle 'camicie rosse', che di fronte alla minaccia di blitz militare hanno abbandonato il loro accampamento all'esterno della sede del governo, dove bivaccavano da quasi tre settimane. I leader della protesta si sono consegnati alla polizia, mentre i circa 2.000 manifestanti rimasti sono partiti a bordo di una sessantina di pullman forniti dall'esercito. Centinaia di soldati continuano a pattugliare le strade di una Bangkok semivuota, dove la quasi totalità dei negozi non ha ancora riaperto, ma la situazione sta lentamente tornando alla normalità. Le vie di accesso ai luoghi degli scontri rimangono presidiate dai militari, applauditi dai residenti locali per aver posto fine alla protesta dei sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra senza il temuto spargimento di sangue. Escludendo un dialogo con Thaksin, il primo ministro Abhisit Vejjajiva ha elogiato le forze di sicurezza per i loro "metodi soft", che hanno "impedito danni maggiori". La fermezza dimostrata dal governo viene lodata anche dalla maggioranza dei media nazionali. Sia Thaksin sia i leader del movimento popolare, che hanno motivato la decisione di ritirarsi con il "bisogno di salvaguardare le vite dei nostri sostenitori", accusano però le autorità di nascondere il reale numero delle vittime, e annunciano che la loro battaglia per far cadere l'esecutivo non è terminata. Al fine di riparare i danni alle infrastrutture e facilitare il ritorno all'ordine, il governo ha intanto esteso di due giorni le festività dell'anno nuovo thailandese, che avrebbero dovuto concludersi domani. E mentre aumentano le preoccupazioni per le ricadute sul turismo, l'agenzia di rating Standard & 38; Poor's ha già abbassato le sue valutazioni sulla sicurezza del Paese per gli investitori. ATS
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