
Il leader più radicale delle 'camicie rosse' è in fin di vita, un manifestante è morto e decine di altre persone sono rimaste ferite oggi a Bangkok, dove è riesplosa la violenza tra le 'camicie rosse' antigovernative e i soldati. E a sottolineare la drammaticità della situazione è stata anche la decisione degli Usa di chiudere la propria ambasciata, situata vicina all'area degli scontri. Giunta a un passo dal compromesso per andare a elezioni anticipate, in serata la crisi è nuovamente precipitata, rinnovando i timori di un intervento armato per disperdere i dimostranti fedeli all'ex premier Thaksin Shinawatra. Khattiya Sawasdipol, 59 anni, nome di battaglia 'Seh Daeng', ('comandante rosso'), un generale passato a guidare un suo personale seguito di paramilitari all'interno del movimento d'opposizione, è stato colpito alla testa da un proiettile mentre concedeva un'intervista al New York Times nei pressi della barricata che dà sul quartiere finanziario di Silom, eretta dagli antigovernativi, accampati a migliaia nella zona. Portato d'urgenza in ospedale già privo di sensi, è in gravi condizioni: secondo la figlia, è in coma. Un portavoce ha affermato che il governo non ha "nulla a che fare" con l'episodio. In tarda serata, una nuova serie di scontri - in cui sono stati sparati anche proiettili veri - sono scoppiati tra militari e manifestanti, provocando la morte di almeno un dimostrante e facendo salire a 30 il bilancio dei morti dall'inizio delle proteste. Altre decine di persone sono rimaste ferite, anche a causa dell'esplosione di una granata qualche ora prima. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

