
In una situazione con violenze meno estese rispetto a ieri, ma inframmezzata da brevi sparatorie nelle quali le "camicie rosse" entrano in contatto con le postazioni dell'esercito, Bangkok sta vivendo oggi la sua seconda giornata di guerriglia urbana: almeno tre i morti, con il bilancio complessivo delle ultime 24 ore che sale a 20 morti e oltre 150 feriti. Mentre dal campo emergono numerosi i segnali che i militari stanno esaurendo la pazienza, l'esercito ha rivolto un ultimatum ai manifestanti fedeli all'ex premier Thaksin Shinawatra: se non si disperderanno, scatterà il blitz nell'area occupata da inizio aprile. Dopo una mattinata carica di tensione, nel primo pomeriggio scontri - con i soldati che in molti casi hanno sparato ad altezza d'uomo - si sono verificati, e sono ancora in corso, presso l'incrocio di Ding Daeng e lungo la strada Rama IV, rispettivamente a nord e a sud-est del presidio dei "rossi". Almeno cinque persone, tra cui un fotografo del quotidiano thailandese "The Nation", sono rimaste ferite nella sparatoria di Din Daeng, dove i militari sono riusciti a respingere i manifestanti che stavano erigendo una barricata, lanciando alcuni ordigni contro le postazioni dei soldati. Nell'accampamento, dove secondo il governo permangono oramai "solo" 6 mila persone rispetto alle 30 mila di qualche settimana fa, i leader del movimento segnalano intanto una crescente carenza di generi alimentari, che non possono essere riforniti perché da ieri l'esercito ha sigillato tutte le strade di accesso. ATS
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