
Dopo aver contenuto la rivolta delle camicie rosse, il governo thailandese di Abhisit Vejjajiva sembra intenzionato a stringere la morsa attorno a Thaksin Shinawatra, accusato di aver fomentato i disordini causati nei giorni scorsi dal movimento a lui fedele. Un portavoce del ministero degli Esteri ha annunciato oggi che il passaporto dell'ex primo ministro è stato revocato domenica, a seguito alle violenze che hanno portato alla cancellazione del vertice asiatico di Pattaya. "La legge assegna al governo il diritto di revocare il passaporto di una persona che danneggia il Paese, e gli incidenti di Pattaya hanno dimostrato che Thaksin sta cercando di provocare danno alla Thailandia", ha dichiarato il portavoce, aggiungendo che l'ex premier potrà comunque richiedere un documento temporaneo nel caso volesse tornare in patria. Eventualità improbabile, dato che ieri una corte ha emesso un mandato di arresto contro Thaksin - già condannato per abuso di potere - e dodici leader della protesta conclusasi ieri a Bangkok, dopo scontri che hanno causato due morti e 123 feriti. A livello pratico, per Thaksin cambia poco: l'ex magnate dei media, in esilio volontario dopo il colpo di Stato che lo destituì nel 2006, aveva collezionato già cinque mandati di arresto - nell'ambito dei processi per corruzione tuttora pendenti - e lo scorso dicembre gli era stato ritirato il passaporto diplomatico. Ma le nuove misure segnalano l'intento delle autorità di fargli terra bruciata attorno. Già un mese fa, Abhisit aveva annunciato che il suo governo avrebbe usato "ogni mezzo a disposizione" per arrivare all'estradizione di Thaksin. Tuttavia, la Thailandia ha firmato trattati del genere solo con diciassette Stati e tra questi non ci sono gli Emirati Arabi Uniti, dove l'ex premier si trova al momento. Thaksin sembra però da tempo un eterno fuggiasco. Si era inizialmente stabilito in Gran Bretagna, ma a novembre Londra gli ha revocato il visto. Altri Paesi gli hanno rifiutato l'ingresso, per non compromettere le relazioni con Bangkok. Inoltre, il suo patrimonio di 76 miliardi di baht (1,62 miliardi di euro) è congelato. Nelle frequenti apparizioni in video ai raduni dei suoi sostenitori, in cui li esortava a non demordere, fino all'ultimo minuto veniva mantenuto il riserbo sul luogo da dove il messaggio era trasmesso. Criticato per aver tollerato questa situazione, Abhisit - al potere da cinque mesi grazie a un ribaltone parlamentare - aveva dichiarato due giorni fa di "non essere interessato" a un dialogo col rivale. Ma il giro di vite rischia di aumentare il risentimento delle camicie rosse, che intravedono un disegno dei "poteri forti" per eliminare Thaksin dalla scena politica. L'ex premier è da tempo accusato di voler segretamente istituire una repubblica; a fine marzo, all'inizio delle manifestazioni terminate ieri, Thaksin ha inoltre additato il principale consigliere reale come l'organizzatore del golpe contro di lui. Agli occhi dei suoi fedeli, che hanno già fatto capire di non considerare conclusa la lotta, la stretta attuale potrebbe essere percepita come una vendetta. ATS
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