
Sette persone sono state uccise ieri sera in tre diversi attacchi a opera di presunti ribelli separatisti nel sud della Thailandia a maggioranza musulmana, dove dal 2004 la guerriglia ha causato quasi cinquemila morti. Lo ha riferito la polizia. I tre episodi si sono verificati tutti nella città di Narathiwat, capoluogo dell'omonima provincia al confine con la Malaysia. Prima un gruppo di uomini armati vestiti da donne ha aperto il fuoco contro un posto di blocco, uccidendo due paramilitari. Poco dopo, due ordigni sono esplosi in stretta successione a circa 300 metri di distanza tra loro, causando altre cinque vittime. Annesse all'allora Siam a inizio Novecento, le province di Narathiwat, Pattani e Yala sono abitate in maggioranza da musulmani di etnia e lingua malay, in una Thailandia al 95 per cento buddista ed estremamente centralizzata nella gestione del potere da Bangkok. Nonostante una massiccia presenza militare, nonché sforzi per conquistare "i cuori e le menti" della popolazione locale, le autorità thailandesi non riescono a riportare la calma nella regione. ATS
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