
Dichiarare nulla la naturalizzazione di una donna straniera non implica necessariamente che tale provvedimento debba estendersi anche ai figli, specie se sono ben integrati. Lo ha stabilito il Tribunale federale esaminando il caso di una cittadina turca, madre di quattro figli, divorziatasi da un suo connazionale nel 1995 per sposare uno svizzero, e quindi - una volta ottenuto il passaporto rossocrociato - divorziatasi nuovamente nel 2001 per convolare a nozze con il marito iniziale. L'Ufficio federale della migrazione (UFM), nel 2004, aveva ritirato alla donna la cittadinanza elvetica, giudicando che era stata conseguita con l'inganno: con lei avevano perso la nazionalità anche i due figli maggiori, giunti in Svizzera nel 1996 e naturalizzati secondo la procedura agevolata. Il Tribunale federale, in una sentenza resa nota oggi, ha confermato la revoca del passaporto alla madre, mentre per quanto riguarda i figli - uno dei quali ha nel frattempo svolto la scuola reclute - ha rinviato l'incarto allo stesso UFM. Non necessariamente, secondo la massima autorità giudiziaria, la dichiarazione di nullità della naturalizzazione deve infatti estendersi all'intera famiglia, specialmente se i figli rispettano pienamente le condizioni per ottenere la nazionalità secondo la procedura ordinaria. Spetterà all'UFM pronunciarsi sul grado di integrazione dei figli, che oggi hanno 22 e 25 anni. (Sentenza 1C_190/2008 del 29.1.2009) ATS
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