
L'accordo sulla libera circolazione delle persone non si applica agli evasori fiscali che si trasferiscono in Svizzera per sfuggire alla giustizia del loro paese di origine. Lo ha stabilito il Tribunale federale, che ha respinto il ricorso di un uomo di affari britannico, residente nel canton Vaud. L'uomo, condannato in patria a nove anni di reclusione per frode all'IVA per un importo di 90 milioni di franchi, era evaso nel 2005 e fin qui la Gran Bretagna ha sempre fallito nel tentativo di ottenerne l'estradizione, visto appunto il carattere fiscale dei reati contestatigli. Giunto in Svizzera con la moglie e la figlia, l'evasore - peraltro multimilionario - aveva acquistato una villa per 4,2 milioni di franchi e aveva chiesto di poter beneficiare dell'accordo di libera circolazione, che gli avrebbe conferito il diritto, in quanto pensionato, di stabilirsi in Svizzera. L'autorità cantonale dapprima, e in seguito il tribunale amministrativo vodese, hanno però risposto picche, visti i suoi precedenti giudiziari in Gran Bretagna e in Svizzera: l'uomo aveva infatti esibito falsi documenti di identità, reato che gli era valsa una multa di 1200 franchi. In ultima istanza il Tribunale federale ha confermato il veto vodese: l'uomo d'affari, secondo la Corte, è infatti giunto in Svizzera al solo scopo di sfuggire alla giustizia britannica, un'eventualità che non è contemplata dall'accordo con l'Europa. L'interessato dovrà quindi lasciare la Svizzera verso una destinazione di sua scelta. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

