
Il Tribunale federale ha rifiutato in udienza pubblica oggi di modificare i criteri che consentono di determinare quando i guadagni privati di capitale devono essere tassati come un reddito. Nonostante le critiche, la Corte suprema ha deciso di mantenere la propria giurisprudenza in materia. Il caso esaminato dai giudici federali riguarda una coppia di pensionati zurighesi che nel 2004 ha dichiarato un reddito di 40'000 franchi, benché gli investimenti effettuati durante l'anno abbiano consentito loro di aumentare il patrimonio di 800'000 franchi, portandolo a 3,5 milioni. Per far lievitare la loro fortuna, i pensionati avevano proceduto a 184 operazioni finanziarie, ossia una media di oltre due al giorno. Di conseguenza, il fisco zurighese aveva assimilato i guadagni di capitale realizzati dalla coppia ad un reddito proveniente da un'attività indipendente. Il Tribunale amministrativo (TA) aveva invece ritenuto che gli utili conseguiti rappresentassero un guadagno privato di capitale, non imponibile come reddito. Chiamato in causa da un ricorso dell'amministrazione fiscale zurighese, il Tribunale federale ha deciso di annullare la decisione del TA. I giudici hanno rammentato la giurisprudenza osservata finora, secondo cui il contribuente che vende e acquista titoli in una misura che eccede la gestione normale del patrimonio privato esercita un'attività il cui utile è imponibile. La frequenza delle transazioni, la breve durata intercorsa fra l'acquisizione dei titoli e la loro cessione figurano fra i principali indizi che consentono di assimilare tali operazioni ad un'attività indipendente. Due giudici hanno espresso l'opinione che tali criteri siano ormai superati. Uno di loro ha suggerito di considerare l'esistenza di un'attività indipendente a partire dal momento in cui il volume delle transazioni realizzate supera il quintuplo del patrimonio di cui il contribuente era in possesso agli inizi dell'anno fiscale preso in considerazione. Questa soluzione non ha convinto la maggioranza dei giudici. ATS
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