
«Sinceramente, sono sentimenti molto difficili da elaborare. Ovviamente c’è questa frustrazione di essere così lontano dal posto in cui sono cresciuto, dalla gente che mi ha visto crescere». Sono le parole di Rafael, nato e cresciuto a La Guaira, una delle aree più colpite dai due violenti terremoti – di magnitudo 7.2 e 7.5 – che hanno colpito il Paese nella notte tra mercoledì e ieri. Rafael attualmente si trova all’estero, lontano dalla città portuale dove è cresciuto e dove ci sono ancora i suoi amici e la sua famiglia. E vedere la sua città in ginocchio – ci dice – lo distrugge. «Mi tornano in mente tantissimi ricordi, e questo mi provoca davvero un dolore immenso. Perché sono fuori dal Venezuela da quattordici anni, e sapere che un giorno, quando ci tornerò, non sarà più lo stesso posto, mi provoca una sensazione terribile. Davvero».
Si cercano sopravvissuti
Sono ore concitate in Venezuela, una corsa disperata contro il tempo quella che soccorritori e volontari stanno mettendo in campo. Si cercano senza sosta i sopravvissuti tra le macerie ma le squadre – e questo è uno dei tanti problemi riportati da stampa e cittadini - sono poche e male attrezzate. «Gli aiuti son partiti a rallentatore», ci dice Mariana, che vive in Svizzera da tempo. «Praticamente, tutti quelli che stanno aiutando - per la maggioranza - sono cittadini di giù». La sua famiglia fortunatamente sta bene. «Noi siamo lontani 60 km da Caracas. La scossa si è sentita forte, ma non abbiamo subito perdite. Purtroppo, così non è stato per alcuni conoscenti».
Soccorsi in viaggio o in partenza
In queste ore sono partiti (o lo faranno a breve) diversi aerei con a bordo soccorritori e aiuti umanitari. E anche la Svizzera non sta a guardare: una squadra di 80 soccorritori, otto cani da ricerca e 18 tonnellate di attrezzature sono stati dispiegati nella nazione sudamericana. Il bilancio di morti e feriti sale di ora in ora. Un portale internet permette alle persone di condividere i dettagli e l'ultima posizione dei propri cari, nella speranza di contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso in tutto il paese. Sono circa 50mila i dispersi. «Per me la cosa più importante – ci dice ancora Rafael - è riflettere. Credo che la gente abbia l’opportunità di dimostrare quel calore umano che ci rappresenta come venezuelani. È il momento di unirsi per una buona causa e di andare avanti. Aiutarci tutti».

