

«L'UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sta mobilitando personale e risorse per far fronte alle conseguenze dei devastanti terremoti che hanno colpito il Venezuela nella tarda serata di mercoledì, causando distruzione su vasta scala e lasciando migliaia di persone in urgente bisogno di assistenza». Lo ha dichiarato il portavoce dell'agenzia Matthew Saltmash durante una conferenza stampa che si è tenuta oggi al Palais des Nations di Ginevra. «La risposta del governo è ancora incentrata sulle operazioni di ricerca e soccorso, sull'assistenza medica d'emergenza e sulla valutazione dei danni. L'UNHCR è pronto a sostenere gli interventi, in collaborazione con i partner delle Nazioni Unite, e sta mobilitando gli aiuti e smistando le forniture di emergenza disponibili per far fronte alle esigenze emergenti».
I terremoti, di magnitudo 7,2 e 7,5 sulla scala Richter, hanno colpito principalmente il distretto della capitale Caracas e gli stati di Miranda, Carabobo, Yaracuy e La Guaira. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, che prevede misure di evacuazione, la sospensione di alcuni servizi e la mobilitazione di squadre sanitarie e di soccorso. Sono stati segnalati danni alle abitazioni e alle infrastrutture e ai servizi pubblici essenziali, tra cui otto ospedali; le valutazioni sono ancora in corso. L'aeroporto internazionale Simón Bolívar ha subito danni ingenti e tutti i voli sono stati sospesi o cancellati.
«I terremoti sembrano destinati ad aggravare in modo significativo i rischi esistenti in materia di protezione per le persone vulnerabili in tutto il Paese, tra cui rifugiati, persone rientrate nel Paese e altri. In qualità di capofila del cluster per la protezione umanitaria, l'UNHCR sta lavorando a stretto contatto con le autorità e i partner umanitari per valutare i bisogni e le lacune nelle aree colpite e coordinare una risposta tempestiva, efficace e complementare a favore di tutti i gruppi interessati» ha affermato Saltmash. «L'UNCHR è particolarmente preoccupato per l'impatto sulle persone rientrate nel Paese, che già prima del disastro dovevano affrontare difficoltà di reinserimento. Le autorità di La Guaira hanno segnalato il crollo di un centro di accoglienza temporaneo che ospitava circa 140 persone rientrate di recente con un volo dagli Stati Uniti. Le operazioni di ricerca e soccorso sono ancora in corso» ha sottolineato.
In Venezuela, l'UNCHR opera a favore di rifugiati, richiedenti asilo e altre persone di competenza, nonché di coloro che rientrano nel Paese dopo periodi trascorsi all'estero. Alla fine del 2025, il Venezuela ospitava oltre 210.000 rifugiati, richiedenti asilo e altre persone di competenza dell'UNCHR. Inoltre, 6,9 milioni di rifugiati e migranti venezuelani erano ospitati in America Latina e nei Caraibi, di cui 4 milioni bisognosi di assistenza. Da un'indagine condotta dall'organizzazione questa primavera su circa 1.300 venezuelani che vivono fuori dal proprio paese nella regione è emerso che un terzo ha manifestato la possibile intenzione di tornare a casa, con il 9 per cento che lo sta prendendo in considerazione entro un anno. La motivazione principale citata è stata il ricongiungimento familiare. «Il fabbisogno finanziario dell'UNCHR in Venezuela per il 2026, prima del terremoto, ammontava a 44,7 milioni di dollari, di cui era stato finanziato l'11%. Un sostegno tempestivo e flessibile è essenziale per aiutare l'organizzazione delle Nazioni Unite a mantenere le attività di protezione e a sostenere le persone interessate dallo sfollamento, man mano che le esigenze evolvono a seguito dei terremoti» ha concluso Saltmash.
A seguito del devastante terremoto in Venezuela, il primo aereo con a bordo soccorritori e aiuti umanitari provenienti dalla Germania è in viaggio verso la zona colpita dal disastro. Da Wunstorf, nella Bassa Sassonia, è decollato un aereo da trasporto del tipo A400M, come ha riferito un giornalista della dpa presente sul posto. A bordo del velivolo della Bundeswehr, oltre ai soldati, ci sono anche le squadre di soccorso dell'Agenzia federale di soccorso tecnico (THW), nonché tonnellate di materiale e attrezzature.
La squadra del THW si era radunata giovedì sera a Colonia. In totale, oggi dovrebbero volare in Venezuela 48 membri del THW per soccorrere le persone intrappolate negli edifici crollati. Tra questi ci sono anche quattro addestratori di cani da soccorso, ciascuno con un cane al seguito.
Il governo venezuelano sembra aver revocato le restrizioni sull'uso dei social media per i suoi cittadini dopo il terremoto. Alcuni cittadini sono riusciti a utilizzare la piattaforma X, bloccata per quasi due anni in seguito a un decreto firmato dall'ex leader Nicolas Maduro nell'agosto del 2024. Lo scrive Sky News.
La decisione è giunta dopo che i funzionari delle Nazioni Unite in Venezuela avevano chiesto al governo di allentare le restrizioni affinché le persone potessero accedere a informazioni salvavita in seguito ai terremoti.
Starlink, la società di internet satellitare di Musk, ha annunciato ieri sera che fornirà servizi gratuiti ai suoi utenti in Venezuela per un mese.
Secondo quanto riferito, le principali compagnie di telecomunicazioni venezuelane starebbero offrendo gratuitamente connessione internet, TV e telefono per aiutare le persone a rimanere in contatto dopo il disastro.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), anche questa mattina conferma che al momento non ci sono informazioni che indichino la presenza di vittime svizzere.
«Finora l'UE ha mobilitato oltre 520 soccorritori provenienti da Repubblica Ceca, Spagna, Italia, Francia, Germania, Portogallo e Paesi Bassi, personale medico dall'Italia e apparecchiature per le telecomunicazioni dal Lussemburgo» dopo il terremoto che ha colpito il Venezuela. Lo rende noto la commissaria europea alla gestione delle crisi, Hadja Lahbib, sui suoi canali social. La commissaria si è detta «grata di vedere sempre più paesi dell'UE intervenire per aiutare il Venezuela».
Una donna è stata estratta viva dalle macerie di un edificio crollato a La Guaira dopo quasi 36 ore dalle due scosse di terremoto che hanno sconvolto il Venezuela.
«Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta così forte che mi sono rotta un dito», racconta in un video trasmesso dalla BBC.
Rivolgendosi alla telecamera pochi istanti dopo il suo salvataggio, e ancora su una barella, ha raccontato di essersi aggrappata allo stipite della porta «finché tutti i piani non sono crollati».
È in partenza dall'aeroporto di Pratica di Mare la missione del governo italiano per il Venezuela, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile in collaborazione con il ministero degli Esteri e i vigili del fuoco. Il team, composto da 97 persone tra sanitari, soccorritori e funzionari dell'unità di crisi della Farnesina, raggiungerà l'area colpita dal terremoto a bordo di un velivolo messo a disposizione dell'Aeronautica Militare per offrire sostegno alla popolazione venezuelana e aiutare nella ricerca dei dispersi sotto le macerie.
«Sentiamo una grande responsabilità e un senso di apertura delle relazioni - dice il capo missione Paolo Vaccari - Portiamo con noi personale sanitario, di ricerca e soccorso e beni di assistenza primari. Stanno chiedendo in particolare tende e non è escluso che le manderemo anche noi in futuro». «La situazione è molto complessa, simile al terremoto in Turchia o quello in Nepal. La prima cosa che faremo è prendere contatti con le autorità locali per capire le esigenze operative - spiega Ciro Bolognese, team leader del modulo Usar dei vigili del fuoco -, sicuramente ci dedicheremo al soccorso e ricerca in maceria per tentare di salvare vite umane».
La Spagna ha inviato due squadre di soccorso in Venezuela dopo il violento doppio terremoto che ha colpito il Paese. Nella notte è decollato dalla base madrilena di Torrejon de Ardoz un aereo A330 dell'Areonautica militare spagnola, con a bordo 59 militari dell'Unità militare di Energenza (Ume), specializzati nelle operazioni di ricerca e soccorso urbano. Secondo il ministero della Difesa, il contingente comprende soccorritori Usar, otto unità cinofile e due ingegneri dell'Esercito.
Il premier, Pedro Sanchez, che ha avuto un colloquio telefonico con la presidente ad interim venezuelana, Delcy Rodriguez, ha inoltre confermato che alla prima si è unita una seconda squadra dei servizi di emergenza, composta da 40 vigili del fuoco specializzati negli interventi sugli edifici crollati, con 8 cani di ricerca e personale sanitario, oltre a un team dell'Agenzia spagnola per la cooperazione allo sviluppo (Aecid), che prevede di allestire un ospedale da campo nel Paese colpito.
Oltre 50.000 persone risultano ancora disperse dopo i terremoti che hanno colpito il Venezuela nella notte tra mercoledì e giovedì. Lo riporta il sito web venezuelano dedicato alle persone scomparse.
Il sito permette alle persone di condividere i dettagli e l'ultima posizione dei propri cari, nella speranza di contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso in tutto il paese.
Il bilancio delle vittime del terremoto in Venezuela ha raggiunto quota 235, come ha annunciato il ministro della Salute Carlos Alvarado. «Purtroppo abbiamo registrato 235 pazienti arrivati privi di segni vitali o deceduti dopo l'arrivo presso le nostre strutture sanitarie», ha dichiarato Alvarado in televisione. Il dato precedente era di 188 morti. Una donna è stata tirata fuori dalle macerie viva, ventiquattro ore dopo il terremoto, a Chacao, uno dei centri più colpiti dal sisma. Lo ha reso noto sui social il sindaco Gustavo Duque. «Ci troviamo presso l'edificio Don Pepe dove, fortunatamente, stiamo salvando una residente. Dio è grande», ha dichiarato il primo cittadino dall'esterno dell'edificio distrutto.
A La Guaira si scava a mani nude
In questo momento ci sono oltre 70mila famiglie venezuelane senza un tetto, ha reso noto il ministro dell'Interno parlando alla tv pubblica, aggiungendo che a La Guaira, lo stato più colpito dal terremoto, sono crollati 100 edifici. Le aree più danneggiate nello stato sono Caraballeda e Catia La Mar. In precedenza il ministro della Salute aveva informato che i feriti al momento sono 4.300. Tuttavia, a La Guaira si scava a mani nude. Le squadre di soccorso sono poche e male attrezzate: non hanno i macchinari necessari per smuovere le macerie e tentare di salvare le persone ancora sotto i calcinacci. Lo denunciano tanti parenti delle persone intrappolate sotto le case crollate, parlando ai cronisti che sul posto stanno raccontando sui social questo tragico momento, raccogliendo la disperazione di chi, 27 ore dopo il sisma, ora si sente abbandonato.
In tanti hanno preso l'iniziativa, unendosi ai pochi vigili del fuoco e ai volontari, negli sforzi per cercare di smuovere le montagne di calcinacci anche a mani nude. Molti di loro, per tutto il giorno, hanno parlato continuamente con i loro cari intrappolati per tenerli coscienti. Però, man mano che sono passate le ore, raccontano che purtroppo le voci si sono fatte sempre più flebili, sino a sparire per sempre. «Mia moglie non ce l'ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata», ha raccontato in lacrime un uomo distrutto dal dolore.
Aiuti dal Messico
Nel frattempo, il Messico ha inviato oggi un contingente di soccorso in Venezuela per fronteggiare i danni causati dai due forti terremoti che ieri hanno colpito la regione centro-settentrionale del Paese. Lo ha confermato la presidente Claudia Sheinbaum, ribadendo il sostegno del suo governo: «La nostra solidarietà al popolo del Venezuela. Oggi parte una squadra di soccorritori e personale sanitario del ministero della Difesa. Una volta installati lì e dopo aver parlato con le autorità, determineremo il personale aggiuntivo che si renderà necessario». La prima brigata d'emergenza è composta da 250 militari, 5 unità canine, 4 velivoli, un drone, attrezzature specializzate per la ricerca e materiali sanitari di cura. Rispondendo alle domande sull'eventuale apertura di centri di raccolta per i beni di prima necessità, la leader ha precisato che «in questo momento, ci hanno chiesto soccorritori e supporto di personale sanitario, non ci hanno chiesto sostegno alimentare». Al momento, ha aggiunto Sheinbaum, le autorità messicane non registrano connazionali feriti, dispersi o deceduti nella tragedia, ma la situazione resta sotto costante verifica.

