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Gran Bretagna
Taglio alle tasse ai ricchi, Truss costretta alla retromarcia
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La premier britannica Liz Truss ci ripensa e annulla il piano fiscale finalizzato a tagliare le tasse ai più agiati.

Si, confermo. Anzi… no! Liz Truss, insediatasi all'inizio di settembre, e il suo Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng avevano annunciato il 23 settembre un massiccio pacchetto di sostegno energetico per le famiglie, accompagnato da ingenti tagli fiscali. La proposta del taglio delle tasse mirava a “far crescere l’economia”, ma, col senno di poi, “si sarebbe dovuto preparare meglio il terreno” secondo la premier britannica, costretta infine ad una clamorosa retromarcia.

La proposta di tagliare le imposte per i più agiati

Il taglio dell'imposta sul reddito per la fascia più alta (oltre le 150 mila di reddito all’anno), che sarebbe stata ridotta dal 45% al 40%, è stata oggetto di aspre polemiche, in quanto accusato di favorire i più abbienti nel bel mezzo della crisi del costo della vita nel Regno Unito. Sono stati annunciati anche altri tagli fiscali, tra cui l'abolizione degli aumenti dell'imposta sulle società e dei contributi sociali e la sospensione dei prelievi ambientali.

Non cambiare una virgola del programma

Quattro giorni fa, il 29 settembre, difendendo i tagli alle tasse (ai più agiati), Liz Truss affermava che “l’economia deve crescere, sono pronta a decisioni controverse e difficili”. Ieri alla Bbc, aveva ribadito l’intenzione di non cambiare una virgola del suo programma.

La clamorosa marcia indietro: capita la lezione

Oggi, invece, il cancelliere dello Scacchiere Kwarteng ha confermato che il governo non provvederà a tagliare l'aliquota massima del 45 per cento. ''Non andremo avanti con il nostro piano di rimuovere l'aliquota del 45%. Oramai è diventata una distrazione per la nostra missione di vincere le sfide che abbiamo di fronte. Abbiamo capito la lezione, l’abbiamo ascoltata", ha scritto Kwarteng su Twitter. "Siamo concentrati al 100% sul piano di crescita", ha detto il cancelliere alla Bbc spiegando la decisione.

I motivi dello stop

L'intero piano, stimato dagli economisti tra i 100 e i 200 miliardi di sterline ma il cui finanziamento e impatto economico non sono stati completamente quantificati, ha gettato i mercati finanziari in subbuglio. La sterlina è crollata ai minimi storici e i tassi di indebitamento del governo britannico sono saliti ai massimi livelli dalla crisi del 2009, minacciando la stabilità finanziaria del Paese. La Banca d'Inghilterra è intervenuta la scorsa settimana per stabilizzare i tassi, che rischiavano di far fallire i fondi pensione. L’inquilina del numero 10 di Downing street ha quindi dovuto cedere, a maggior ragione, come riporta La Repubblica, tenuto conto degli "ultimi sondaggi impietosi che dà il Labour, l'opposizione, avanti con un vantaggio di 33 punti”.

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