
I dati sono nel frattempo già stati trasmessi agli Usa, un caso del genere non dovrebbe più ripetersi e quindi non vi è più alcun interesse alla vicenda: con queste argomentazione il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha dichiarato "privi di oggetto" i primi due ricorsi inoltrati da clienti americani di UBS contro la decisione dell'Amministrazione federale delle finanze (AFF), che l'anno scorso aveva dato via libera alla consegna della loro documentazione bancaria, ravvisando indizi di frode fiscale. La corte ha però anche stabilito che questi indizi sussistono e che l'assistenza poteva essere accordata. Contro il provvedimento dell'AFF erano stati presentati al TAF in totale undici ricorsi. Senza attendere l'esito di questi procedimenti e dopo un ultimatum americano, l'UBS il 18 febbraio ha consegnato all'IRS (il fisco Usa) la documentazione di circa 300 americani: la banca ha chiesto e ottenuto che le venisse ordinato di farlo da parte dall'Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari (FINMA). Richiesto dagli avvocati dei clienti americani, il TAF aveva poco dopo ordinato - in via cautelare - lo stop alla trasmissione dei dati: questi nel frattempo avevano però già preso la via per Washington. Chiamati ora a decidere sul merito, i giudici federali hanno stabilito che i ricorsi sono ormai superati dagli eventi e quindi "privi di oggetto". Dopo i passi intrapresi dalla FINMA non esiste più alcun interesse giuridico a una decisione sul tema, scrive il TAF nelle 71 pagine di sentenza. Una eccezione sarebbe eventualmente stata possibile nel caso che un caso simile dovesse ripresentarsi in futuro: ma - argomenta la corte con sede a Berna - la probabilità che si ripetano eventi del genere, che comportano di fatto la sospensione dello stato di diritto in un procedimento, è bassa. Questo perché le istanze necessarie hanno sicuramente compreso il problema e metteranno in atto gli strumenti atti a garantire in futuro la protezione giuridica degli interessati. Il TAF non si esprime sulla legittimità dell'operato della FINMA, ritenendo che la questione potrebbe eventualmente tornare d'attualità se verrà impugnata la decisione dell'autorità di vigilanza. La corte ha comunque ravvisato nei casi in esame sospetti di frode fiscale che avrebbero potuto portare a un'assistenza. Dalla sentenza emerge inltre che nella sua richiesta di aiuto l'IRS non ha avanzato dei nomi concreti: si è limitata a indicare in che modo cittadini americani avrebbero frodato le autorità tributarie: secondo i giudici federali però questo sarebbe stato sufficiente per concedere l'assistenza. ATS
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