
La discarica di Teuftal, nel cantone di Berna, non deve più accogliere altri rifiuti di amianto provenienti da due società con sede nel nord Italia. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato il veto in tal senso dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM). Agli inizi del 2007 le due imprese avevano cercato di ottenere, com'era avvenuto in precedenza, il permesso di esportare ciascuna 3000 tonnellate di rifiuti di eternit e materiale contenente amianto, ma l'UFAM glielo aveva negato, avanzando argomentazioni di carattere ecologico. Non vi era ragione - secondo l'UFAM - che giustificasse l'eliminazione di questi rifiuti in Svizzera piuttosto che in Italia. L'Ufficio federale dell'ambiente sottolineava che le domande di importazioni di rifiuti di amianto non cessano di aumentare. Col tempo questo comporterebbe la necessità di costruire nuovi depositi e la Svizzera vi si oppone, avevano osservato gli esperti dell'UFAM. Di fronte a questo rifiuto, la discarica di Teuftal aveva ricordato al TAF la vicinanza geografica del nord Italia e aveva inoltre affermato di essere in grado di trattare annualmente 200 000 tonnellate di scarti per almeno trent'anni. Secondo i giudici federali, le capacità di stoccaggio non sono determinanti. Devono servire prima di tutto a eliminare i rifiuti indigeni, tantopiù che discariche come quella di Teuftal mancano in Ticino e nella Svizzera romanda. Secondo il TAF la discarica bernese non rispetta la Legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb) secondo cui i rifiuti devono essere eliminati in modo rispettoso sul territorio nazionale. La Convenzione di Basilea prevede anche che le importazioni ed esportazioni di spazzatura debbano essere ridotti, aggiunge la Corte. ATS
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