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Tacciono le armi in Sud Sudan, è tregua fra Juba e ribelli
Redazione
13 anni fa

In Sud Sudan le armi tacciono. Almeno sulla carta. È stato infatti siglato ad Addis Abeba un cessate il fuoco tra la delegazione del presidente Salva Kiir (di etnia Dinka) e quella dei ribelli fedeli all'ex vicepresidente Riek Machar (di etnia Nuer), dopo oltre un mese di aspri combattimenti. Scontri interetnici che hanno insanguinato dal 15 dicembre scorso la nazione più giovane del mondo con migliaia di morti e oltre mezzo milione di profughi, secondo fonti delle Nazioni Unite. Il cessate il fuoco dovrà entrare in vigore entro le prossime 24 ore - rende noto la Bbc online - aggiungendo che l'intesa prevede anche la liberazione di undici detenuti vicini a Machar, una delle questioni al centro dei difficili colloqui di pace che si sono aperti a inizio gennaio in Etiopia. Grazie "agli accordi si potrà favorire la pace totale nel mio Paese", ha affermato il capo negoziatore dei ribelli, Taban Deng alla France Presse. "Speriamo che adesso - ha aggiunto Nhial Deng Nhial, del governo di Juba - si possa finalmente mettere fine al bagno di sangue". I colloqui di pace si sono svolti in Etiopia sotto l'egida dell'Igad, l'Organizzazione regionale che raggruppa i Paesi del Corno d'Africa, che si è rallegrata per l'intesa raggiunta. Anche gli Stati Uniti - fautori dell'indipendenza del Sud Sudan nel 2011 - si sono felicitati per il cessate il fuoco, definendolo una "prima tappa cruciale" e augurandosi che le parti "applichino rapidamente e pienamente" le clausole siglate. Al centro del conflitto fratricida, durato più di cinque settimane, la rivalità tra il presidente e il suo rivale Machar silurato a luglio dallo stesso Kiir. Il primo ha accusato il secondo di avere tentato un colpo di stato, ma Machar ha sempre negato, sostenendo invece che Juba voleva eliminare i suoi rivali. Numerose ong hanno denunciato le atrocità commesse da entrambe le parti, riferendo di eccidi di massa, di stupri e di violazioni ai diritti umani.

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