
Rapporti tra Svizzera e Italia, neutralità elvetica, ma anche l'eventuale ammissione della Svizzera nell'Unione europea. Sono questi i temi principali di cui abbiamo discusso con Antonio Tajani, ministro degli esteri italiano e vicepresidente del Consiglio dei ministri che si trovava a Locarno per firmare insieme all'omologo svizzero Ignazio Cassis, nell'ambito delle "Giornata della diplomazia" del Festival, una dichiarazione congiunta sull'Ucraina.
In passato tra Svizzera e Italia ci sono stati dei forti momenti di tensione, oggi come giudica i rapporti tra i due Paesi?
"I rapporti sono ottimi, il passato è il passato. Oggi la Svizzera è uno dei nostri migliori interlocutori che non fa parte dell'Unione europea. È un Paese con il quale c'è un interscambio commerciale straordinario. Avere questo rapporto commerciale con la Svizzera significa avere dei vantaggi per la nostra economia, ma c'è anche una collaborazione a livello di industria della difesa, come per quanto riguarda gli F-35 Svizzeri che vengono seguiti anche in Italia. Il fatto, infine, che una regione della Svizzera sia italofona aiuta a rinforzare questo legame".
"Per quanto riguarda il conflitto russo-ucraino, oggi a Locarno è stata firmata una dichiarazione di coordinamento politico, un nuovo tassello verso un vertice di pace?
"Assolutamente sì. Italia e Svizzera riconoscono la Russia come aggressore, quindi hanno sempre difeso l'indipendenza ucraina, ma non bisogna mai lasciare chiusa la porta della diplomazia. Per questo bisogna continuare a lavorare nella scia della Conferenza per la pace. Il documento di oggi va in questa direzione: promuovere la pace riconoscendo il diritto dell'Ucraina alla propria integrità. Voglio anche ribadire che l'Italia non è in guerra contro la Russia e le armi che abbiamo inviato a Kiev non devono essere usate nel territorio di Mosca".
Il fatto che la Svizzera abbia aderito alle sanzioni dell'Ue contro la Russia ha sollevato un tema, quello della neutralità Svizzera. Oggi ci vede come un Paese più schierato e meno neutrale?
"Credo che neutralità non significhi apatia o inerzia. Neutralità significa non essere impegnati in una politica di chiaro schieramento. Riconoscere che c'è stato un aggressore e un aggredito non nega la neutralità, perché altrimenti sarebbe un paese apatico, a cui interessa solo quello che succede dentro i propri confini. Credo che la neutralità debba essere attiva, altrimenti sarebbe negativo per la Svizzera. Neutralità significa organizzare una conferenza per la pace. Una neutralità per dire 'non faccio nulla' si tradurrebbe in passività".
Viola Amherd recentemente è stata a Roma e, per quanto riguarda il nuovo accordo con l'Ue, ha detto di poter contare sul sostegno e il supporto dell'Italia. È davvero così?
"Assolutamente sì. Seguiamo con grande attenzione la Svizzera, quindi se possiamo, come membri fondatori dell'Ue, favorire la collaborazione tra Unione europea e Svizzera lo facciamo volentieri. Confermo il nostro impegno a sostenere le richieste elvetiche per far sì che Berna possa trovare un accordo con Bruxelles."
Il fatto di avere un omologo come Ignazio Cassis che parla italiano facilita il dialogo e le comunicazioni?
"Questo è ovvio. L'italiano è una delle lingue ufficiali della Svizzera e questo facilita i rapporti con l'Italia. Berna e Roma hanno un rapporto costante di colloqui atti a costruire e raggiungere un insieme di obiettivi comuni. La Svizzera non fa parte dell'Ue, ma se volesse farne parte voterei subito a favore".

