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Estero
Svizzera-Libia: chieste ritorsioni a livello di visti, commissione
Redazione
17 anni fa

In merito alla vicenda di Hannibal Gheddafi, la commissione di politica estera (CPE-N) del Nazionale chiede al Consiglio federale di adottare misure contro la Libia a livello di concessione dei visti. Lo ha dichiarato oggi ai media il presidente della commissione - riunitasi a Baden - Geri Müller (Verdi/AG), precisando che una mozione in tal senso è stata approvata per 15 voti a 7. No invece alla rottura delle relazioni diplomatiche. Müller non ha indicato quali cambiamenti nel settore dei visti la Svizzera dovrebbe adottare. "Per la commissione - ha detto - si tratta di mandare un segnale al paese nordafricano". "Una minoranza - ha aggiunto - voleva rompere le relazioni diplomatiche con Tripoli". Ma la mozione di Ulrich Schlüer (UDC/ZH) è stata respinta abbastanza nettamente per 14 voti a 7. Alla riunione della commissione a Baden era presente anche la consigliera federale Micheline Calmy-Rey, che ha informato sulla situazione attuale delle relazioni tra i due Paesi, deterioratesi nel luglio 2008 dopo l'arresto a Ginevra di Hannibal Gheddafi, figlio del leader africano, e di sua moglie Aline perché sospettati di maltrattamenti nei confronti dei domestici. Per ritorsione, Tripoli ha fermato due Svizzeri, un dipendente di ABB e uno svizzero-tunisino residente nel canton Vaud. Le autorità elvetiche non hanno più contatti con i due da diverse settimane. Müller ha dichiarato che la commissione sostiene più o meno in maniera compatta la strategia del governo in questa faccenda. Egli non ha tuttavia rivelato nulla al riguardo, né ha aperto bocca sullo stato di salute dei cittadini elvetici trattenuti in Libia. "La commissione - ha spiegato il consigliere nazionale ecologista - chiede al governo di fare tutto quanto in suo potere affinché i due possano tornare a casa al più presto". Il 25 ottobre scorso, in un'intervista alla "NZZ am Sonntag" il viceministro degli esteri libico Khaled Kaim aveva detto che i due ostaggi trattenuti da oltre un anno "non sono stati rapiti". Il viceministro ha aggiunto che i due uomini d'affari, di cui non si è più avuta notizia dal 18 settembre quando sono stati improvvisamente convocati dalle autorità libiche, non sono stati rinchiusi in una prigione ma si trovano "in una casa". Il 22 ottobre scorso, fallito il tentativo di far tornare a casa i due Svizzeri - previsto per il 20 -, il Consiglio federale ha deciso di inasprire i toni con Tripoli per il mancato rispetto di un accordo siglato due mesi prima tra i due Stati. Berna ha accusato la Libia di non rispettare i patti. Nulla è però trapelato sulla strategia dell'esecutivo. Il dossier è in mano al Dipartimento federale degli affari (DFAE), che tra l'altro sconsiglia di effettuare qualsiasi viaggio in Libia. Durante le discussioni, la commissione - ha detto Geri Müller - ha anche deciso di inoltrare denuncia per le indiscrezioni pubblicate ieri dal settimanale "Sonntag" riguardanti un documento interno. ATS

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