
La Conferenza dei governi cantonali (CdC) intende esaminare a fondo l'accordo bilaterale tra Svizzera e Libia firmato dal presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz e dal primo ministro libico Al Baghdadi Ali Al Mahmudi lo scorso 20 agosto. La CdC ritiene che il testo sollevi "questioni fondamentali", relative alle competenze rispettive di Confederazione e Cantoni, al diritto svizzero e alla separazione dei poteri, che meritano di essere chiarite. Come indica un comunicato, l'ufficio direttivo della CdC si è riunito oggi su invito del Canton Ginevra, dove il 15 luglio del 2008 era avvenuto l'arresto - all'origine della crisi tra Berna e Tripoli - di Hannibal Gheddafi, uno dei figli del colonnello libico Muammar Gheddafi, che secondo l'accordo bilaterale si trovava nella città di Calvino in qualità di diplomatico. L'accordo bilaterale sarà esaminato da un esperto giuridico esterno, ha detto all'ATS Lorenz Bösch, presidente della CdC. Il consigliere di Stato svittese (PPD) non ha però voluto indicarne l'identità. Nelle prossime settimane Consiglio federale e Consiglio di Stato di Ginevra sono invitati a presentare le loro posizioni e le loro domande sulla vicenda. In base a questo materiale, nella seduta plenaria del 25 settembre, i governi cantonali formuleranno il loro apprezzamento politico della situazione e decideranno la procedura da seguire. Il comunicato, oltre a manifestare la volontà della CdC di fare chiarezza su vari aspetti giuridici, riconosce comunque gli sforzi del Consiglio federale per far liberare i due uomini d'affari svizzeri trattenuti a Tripoli da oltre un anno. Dopo la firma dell'accordo, Ginevra aveva invitato gli altri cantoni a reagire. Il governo ginevrino, che critica Merz per aver agito senza informarlo, è particolarmente preoccupato per la creazione di un tribunale arbitrale all'estero incaricato di indagare sull'arresto di Hannibal Gheddafi. ATS
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