
Due svizzeri sarebbero coinvolti, non si sa con quale responsabilità, nel caso della modella svedese segregata e stuprata per sei mesi da Claudio Rossetti in un appartamento di Cinisello Balsamo.
Secondo quanto scrive il quotidiano svedese Expressen, sul profilo Facebook del rapitore ci sono dei collegamenti a due società con sede in Svizzera, di cui lui si definisce il manager.
Il quotidiano svedese è andato a sentire il dirigente di una di queste due società, attiva nella produzione di prodotti medicali, e lui ha risposto così: "Si, ho conosciuto Rossetti tempo fa ma non ha mai lavorato per noi. Si è presentato qui e ha detto di essere titolare di un'agenzia di modelle russe e che avrebbe voluto vendere i nostri prodotti in Russia, poi non l'ho più visto. Tenetelo in galera, gente così meriterebbe tanti cazzotti".
E quello delle due società non sarebbe l'unico legame con il nostro Paese del rapitore della modella svedese. Sempre secondo Expressen, sembra che durante le apparizioni pubbliche della coppia nei locali milanesi fossero presenti pure due svizzeri. "Erano loro a pagare le serate, fiumi di champagne" ha dichiarato un fotografo milanese che ha avuto contatti di lavoro con Rossetti.
Intanto lunedì la 23enne, rapata a zero dal suo aguzzino e visibilmente scossa, è tornata in Svezia, accompagnata dalla madre. Prima di partire ha dichiarato di auspicare che sia fatta giustizia. E soprattutto ha chiesto ai carabinieri: "Giuratemi che non lo rivedrò mai più per tutta la vita."
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