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Estero
Suu Kyi libera: ma resta incognita su ruolo futuro
Redazione
16 anni fa

Già le prime parole da donna libera fanno capire che sette anni da prigioniera non hanno fiaccato Aung San Suu Kyi: "Lavorando uniti, possiamo raggiungere l'obiettivo", ha detto, dando l'impressione di voler rimanere attiva in politica. Passata l'euforia, sul futuro della donna peseranno però due incognite: come si inserirà in un panorama dell'opposizione più diviso di come l'ha lasciato nel 2003, e soprattutto quanto sarà tollerata dai generali, anche alla luce del nuovo assetto istituzionale sorto dalle elezioni-farsa appena tenute. Mentre ancora non è chiaro se al rilascio la giunta abbia posto delle condizioni - la Premio Nobel per la Pace aveva fatto capire che non le avrebbe accettate e oggi un responsabile birmano coperto dall'anonimato ha assicurato che i generali non hanno posto alcuna restrizione - i rapporti tra il simbolo della voglia birmana di democrazia e la dittatura militare al potere dal 1962 promettono di rimanere tesi. Suu Kyi, famosa per la sua indisponibilità al compromesso, per i generali rimane una minaccia. "Se dovesse concedersi bagni di folla, diventando un ponte tra la maggioranza birmana e i vari movimenti etnici armati, i generali potrebbero anche cercare di ucciderla", dice Maung Zarni, un ex attivista ora ricercatore per la London School of Economics. Secondo Nyo Myint, un portavoce della Lega nazionale per la democrazia (NLD), il partito guidato da Suu Kyi, la donna terrà però un approccio più moderato. "Ha imparato la lezione - spiega - e intende promuovere la riconciliazione nazionale. Non è il momento di peggiorare le relazioni". ATS

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