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Clima
Sunak ci ripensa: "Vado alla COP27, è cruciale"
© Shutterstock
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Il premier britannico ha affermato che parteciperà al Summit sull'emergenza del clima dell'Onu che si terrà settimana prossima a Sharm el-Sheik: "Porterò avanti l'eredità di Glasgow nel costruire un futuro sicuro e sostenibile".

Il primo ripensamento per Rishi Sunak, inquilino di Downing Street da appena 10 giorni; E' contrordine sulla preannunciata defezione del nuovo premier britannico alla COP27, cruciale conferenza Onu sull'emergenza clima in calendario a Sharm el-Sheik (Egitto) dal 6 al 18 novembre, dopo la precedente COP26 ospitata nel 2021 a Glasgow proprio sotto la presidenza del Regno Unito.

Costruire un futuro sicuro e sostenibile

Criticato e pungolato da più parti per l'iniziale passo indietro, il successore di Liz Truss ha corretto il tiro con un messaggio diffuso su Twitter nel giorno della pubblicazione a Ginevra di un ulteriore rapporto allarmante, redatto dall'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), secondo cui le temperature registrate in Europa sono aumentate negli ultimi 30 anni di oltre il doppio rispetto alla media mondiale. "Non c'è prosperità a lungo termine - ha riconosciuto Sunak - senz'azione sui cambiamenti climatici; non c'è sicurezza energetica senz'investimenti nelle fonti rinnovabili: ecco perché parteciperò alla Cop27 la prossima settimana, per portare avanti l'eredità di Glasgow nel costruire un futuro sicuro e sostenibile". Una puntualizzazione che risponde alle critiche di chi - dal mondo ambientalista, alle opposizioni politiche, fino a settori della stessa maggioranza Tory, e a qualche implicito segnale negativo rimbalzato persino da re Carlo III, neo sovrano noto come pioniere storico dell'ecologia - non aveva digerito l'anticipazione del probabile forfait, malgrado la giustificazione di un'agenda interna in effetti molto fitta, segnata in contemporanea con la conclusione della conferenza dall'illustrazione in Parlamento a Londra della manovra finanziaria britannica anti-crisi d'autunno del 17 novembre.

I possibili motivi ulteriori

Il sospetto di molti è peraltro che la svolta sia stata suggerita al 42enne Sunak non solo da ragioni di opportunità diplomatica o di consapevolezza 'verde'; bensì anche e soprattutto dalla formalizzazione della presenza all'appuntamento di Sharm (accanto a leader già confermati quali Joe Biden o Emmanuel Macron) di Boris Johnson: ombra tuttora incombente nelle file del gruppo conservatore alla Camera dei Comuni dopo la recente rinuncia al tentativo di un ritorno ravvicinato a Downing Street, dichiaratosi ieri "ben felice" di accettare l'invito della presidenza egiziana in veste di ex anfitrione del vertice di Glasgow.

L'eredità di Glasgow

Ora resta da capire fino a che punto il rinsavimento di Sunak significherà un'adesione alla conferma degli impegni accelerati che BoJo aveva fissato a Glasgow nel percorso verso l'obiettivo emissioni zero (in tandem col suo allora ministro e presidente della CoP26, Alok Sharma, lasciato ai margini della compagine Tory attuale), indicando il Regno fra i battistrada globali. Promesse che del resto Londra - e non solo Londra - si ritrova adesso obbligata a conciliare con gli affanni di una crisi energetica contingente resa più grave dalla guerra russa in Ucraina e dalle sanzioni. A Westminster, l'argomento è stato intanto ignorato nel Question Time di oggi dalle opposizioni, concentrate semmai a fustigare il premier sul dossier immigrazione. Opposizioni - dai laburisti di Keir Starmer, ai liberaldemocratici, agli indipendentisti scozzesi, all'unica deputata verde, Caroline Lucas - che si sono limitate a commentare velenosamente "l'inversione a U" di Sunak sulla COP27 via social: per accusarlo d'essere stato di fatto costretto a far la cosa giusta; e solo dopo avere mostrato "un'imbarazzante mancanza di leadership" internazionale.

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