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Estero
Sudan: scontri tribali; due giorni di stragi, 177 uccisi
Redazione
17 anni fa

Villaggi rasi al suolo e dati alle fiamme, stragi di donne e bambini, campi devastati: dopo gli scontri che in marzo avevano causato centinaia di vittime (da 450 a 750 a seconda delle fonti), nello Stato di Jonglei (Sud Sudan) c'è stato un altro weekend di sangue. Secondo le autorità locali, dopo che sabato e domenica uomini dell'etnia Murle hanno attaccato i villaggi della tribù Lou Nuer, "sono già stati trovati 177 cadaveri, ma siamo certi di trovarne altri, probabilmente arriveremo a 300 perché ci sono moltissimi dispersi. Interi villaggi sono stati completamente bruciati. La devastazione è terrificante". Secondo un responsabile della contea di Akobo, Doyal Chol, le zone attaccate sono particolarmente vulnerabili poiché il governo sudanese sta portando avanti una campagna di disarmo dei numerosi gruppi rivali, ma solo in alcune zone della regione. "I Murle sono arrivati armati - ha raccontato Doyal Chol - e la gente qui non aveva niente con cui difendersi. Credo si sia trattato di una vendetta". La strage di marzo era avvenuta sempre nello Stato di Jonglei (uno tra i più devastati da una guerra civile durata vent'anni e formalmente chiusa nel 2005), ma nella contea di Pibor, confinante con la contea di Akobo, teatro di questi ultimi massacri. Ad uccidere, allora, erano stati gli uomini di etnia Lou Nuer che avevano fatto terra bruciata di molti villaggi dei Mule, uccidendo indiscriminatamente donne e bambini. Il ventennale conflitto nel Sud Sudan ha causato l'uccisione di oltre 2 milioni di persone e circa 4 milioni di sfollati. Anche ora che la regione è ufficialmente pacificata, le armi continuano a circolare in gran quantità e gli scontri non sono affatto terminati. ATS

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