
L'ex presidente sudanese Gaafar Nimeiri, figura di rilievo nella storia del più grande paese d'Africa, è morto oggi a Khartoum all'età di 79 anni. "Padre" e promotore dell'accordo di pace di Addis Abeba, che mise fine alla prima fase della guerra civile nel Sudan meridionale, durata 17 anni (1956-1972), Nimeiri aveva preso il potere nel 1969 con un colpo di stato che aveva concluso un periodo di grande turbolenza seguito alla proclamazione dell'indipendenza. Confermato presidente nel 1971 con un plebiscito e riconfermato con consultazioni elettorali non contestate, Nimeiri passò alla storia anche per essere stato per lungo tempo sostenitore di una linea politica di stampo socialista che trovava ispirazione anche nella figura e nella prassi del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser. Avvicinatosi progressivamente a Washington, nel 1983, Nimeiri decise di imporre anche nel sud la "sharia" (legge coranica), con una scelta politica giudicata sostanzialmente conservatrice e che scatenò una nuova ribellione, guidata dal colonnello John Garang. Il conflitto si sviluppò in una nuova e più virulenta guerra civile che si concluse solo nel 2005 con gli accordi di Naivasha, ancora parzialmente inapplicati e che dovrebbero portare all'autodeterminazione del Sudan meridionale. Rimosso dal potere con un nuovo colpo di stato militare nel 1985, Nimeiri si autoesiliò in Egitto. Rientrò in patria nel 1999, dieci anni dopo l'ennesimo colpo di stato militare attuato questa volta da Omar el Bashir, tutt'ora presidente in carica. Nimeiri cercò invano di sfidarlo proprio nel 1999 in una elezione che, secondo l'opposizione, aveva però tutte le caratteristiche di una farsa. ATS
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