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Estero
Sudan: donna rischia frustate per pantaloni
Redazione
17 anni fa

Martedì prossimo i giudici sudanesi dovranno decidere se Libna Hussein è 'colpevole' del 'peccato' di aver portato i pantaloni in pubblico e quindi se deve essere condannata a 40 frustate. Ma la donna, diventata una celebrità nel suo Paese e anche all'estero, non ha paura e li sfida: "Frustatemi se ne avete il coraggio", dice in un'intervista al britannico Sunday Telegraph. Il caso ha fatto il giro del mondo: Libna era andata qualche settimana fa al Kawkab Elsharq Hall di Khartoum per prenotare il ristorante per il matrimonio del cugino. Ma, mentre ascoltava una cantante egiziana e sorseggiava una coca, era stata circondata dalla 'Polizia dell'ordine pubblicò (una milizia di giovani estremisti usata dal governo contro chi beve e contro le donne giudicate non abbastanza sottomesse) che l'aveva umiliata, percossa e sbattuta in un cellulare, con una sola ragione: portava degli 'immorali' pantaloni e non un abito tradizionale islamico. Pensavano avrebbe implorato pietà e si sarebbe sottomessa alla loro legge (la 'polizia' è tra l'altro accusata di chiedere favori sessuali per lasciar andare le arrestate). Ma Hussein, giornalista e addetta stampa per l'Onu, vedova a poco meno di 40 anni, ha denunciato pubblicamente il suo trattamento e l'assurdità del processo, e in questi giorni ha ricevuto migliaia di email di sostegno da ogni parte del mondo. "Le frustate sono una cosa terribile - dice al Telegraph, primo media occidentale ad intervistarla - Fanno male ed umiliano la vittima. Ma non ho paura di essere frustata. Non tornerò indietro. Io voglio difendere i diritti delle donne, e ora gli occhi del mondo sono su questo caso, e ho la possibilità di attirare l'attenzione sulla lotta delle donne del Sudan". Hussein avrebbe potuto chiedere l'immunità, in quanto dipendente dell'Onu, ma ha preferito dimettersi da questo lavoro, proprio per sfidare le autorità a processarla. Mercoledì scorso i giudici, confusi, hanno aggiornato a martedì prossimo il processo. Insieme a lei altre 14 donne sono state arrestate alla Kawkab Elsharq Hall, quasi tutte per aver indossato i pantaloni sotto alla tunica tipica sudanese. "Sono stati molto rudi - racconta - Una ragazza al tavolo accanto al mio è stata fatta alzare, camminare e girare su stessa per verificare se avesse i pantaloni. Tutte le ragazze sono state costrette a stare accovacciate sul pickup della polizia, con i poliziotti seduti accanto. Erano terrorizzate e piangevano". Dieci donne - tra cui alcune cristiane originarie del sud del Sudan - hanno ammesso la loro 'colpa' e se la sono cavata con dieci scudisciate. Hussein, autrice di numerosi articoli contro il governo di Khartoum, ha chiesto di essere processata. "Questo regime non ha nulla a che vedere con il vero Islam, che non consentirebbe che donne siano picchiate per quel che indossano e punirebbe chiunque insulta una donna", accusa. ATS

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