
Sudan verso una pace vera grazia all'arbitrato della Corte di giustizia dell'Aja. Dopo vent'anni di una terribile guerra civile e, a partire dal 2005, quattro anni di una 'pace armata', le due anime del Sudan, l'una araba e musulmana, l'altra nera e cristiano-animista, hanno oggi cancellato l'ultimo grave contenzioso che solo un anno fa aveva provocato un grave rigurgito di violenze. L'intervento della Corte di giustizia, su richiesta delle due parti in conflitto, riguarda sovranità e confine della regione di Abyei, una delle più ricche di petrolio e più fertili del paese, pertanto perennemente contesa. La Corte si è sforzata di emettere un verdetto salomonico e, almeno stando alle dichiarazioni a caldo dei capi-delegazione del Nord e del Sud, sembra esserci riuscita. La pace insomma è davvero più concreta e più solida in Sudan, o meglio lo sarebbe se la complessità dei problemi che il più esteso paese africano deve affrontare non fosse ogni giorno gridata dal dramma del Darfur. E proprio il Darfur e il genocidio che vi si sta compiendo richiama la contraddittorietà della attuale situazione. Da un lato infatti lo Stato sudanese non solo viene pienamente riconosciuto come attore internazionale pienamente legittimo da una Corte internazionale, ma - ostentando moderazione - a priori aveva affermato di accettarne il responso. Dall'altro il presidente di quello Stato, Omar al Bashir, viene considerato da un'altra Corte internazionale un criminale di guerra e su di lui pende un mandato di arresto internazionale (peraltro contestato da quasi tutte le capitali africane). Piena soddisfazione intanto è stata espressa dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. "Ci rallegriamo del fatto che i principali campi petroliferi siano stati esclusi dalla regione di Abyei", ha detto Dirdeiry Mohamemd Ahmed, capo della delegazione nordista. "Una soluzione equilibrata", ha detto il capo della delegazione sudista, che ha ribadito l'impegno della sua parte a rispettare l'intesa. Quanto a Douglas Johnson, che diresse il team incaricato di tracciare il confine del 2005 (subito contestato da Khartoum), ha detto che "ora entrambe le parti possono affermare di avere ottenuto qualcosa e nel contempo di avere ceduto su qualcos'altro". Il Nord, che ha visto attribuiti al suo territorio le zone ricche di petrolio, circa 10'000 chilometri quadrati, sembra la parte che ci ha guadagnato di più. Ma il Sud può vantare il riconoscimento definitivo che il distretto di Abyei gli appartiene, e non è poco visto che l'area è abitata anche da genti arabe, i misseriya, ed è inoltre ricca di acqua e di pascoli. Tra due anni verrà organizzato ad Abyei un referendum in cui la popolazione si pronuncerà se vuole stare con il Nord o il Sud e nessuno dubita che sceglierà il Sud. Ma poco dopo, in base all'accordo generale del 2005, è anche previsto il referendum che potrebbe trasformare il Sud semiautonomo in un nuova Stato indipendente. E perché esso possa svolgersi regolarmente e il suo risultato non susciti nuove fiammate di violenza, occorre una volontà reciproca di pace che forse il verdetto di oggi potrebbe davvero favorire. ATS
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