
Davanti alla palazzina di mattoni chiari del commissariato di polizia di Brooklyn, a Pretoria, dalla mattina presto si era formato un capannello di fotografi, giornalisti e di curiosi: si aspettava che comparisse Oscar Pistorius per la prima firma di presenza da quando venerdì gli è stata concessa la libertà dietro cauzione. Ma sono rimasti delusi. Lui, benché i termini della libertà condizionale non lo prevedessero in base a quanto deciso tre giorni fa dal giudice Desmond Nair - ma lo si è saputo solo oggi -, ha firmato lo stesso, ma lo ha fatto "presso le autorità statali" sudafricane in un posto che non è stato rivelato. A farlo sapere è stata la nuova portavoce della famiglia Pistorius, Lunice Johnston, che ha preso il posto dello zio Arnold: "posso confermare (...) che si è presentato", ha detto, citata oggi dai siti online sudafricani, senza svelare dove. "Oscar - ha aggiunto - prende il suo processo molto sul serio. È molto serio nell'osservare tutte le condizioni (per la libertà)" perché non vuole "che la sua situazione sia compromessa da alcunché". Stamani si è appreso che il giudice Nair, che venerdì ha deciso di concedere a Pistorius - accusato dell'omicidio la notte di San Valentino della sua fidanzata Reeva Steenkam per un errore, secondo la difesa, premeditatamente per l'accusa -, non avrà l'obbligo di presentarsi ogni lunedì e venerdì mattina alla polizia fino alla data stabilita per l'inizio del processo, il 4 giugno. Invece, un ufficiale giudiziario si presenterà nel domicilio di Pistorius per verificarne la presenza. Le altre condizioni che dovrà invece rispettare sono il divieto di espatrio, di ritornare sul luogo del delitto, cioè alla sua villa, l'obbligo di consegnare i passaporti e le armi e astenersi dal consumo, oltre che di droghe, anche di alcol. Proprio per verificare quest'ultimo obbligo, oggi una fonte giudiziaria ha detto che Pistorius, che da venerdì vive nella sontuosa villa dello zio Arnold, da qui a giugno subirà almeno quattro test a domicilio non annunciati. ATS
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