
Nonostante il sofferto accordo preliminare sulla legge Omnibus al Congresso, avvenuto all'alba di ieri, la ricetta economica del presidente argentino Javier Milei si trova di fronte ad una strada tutta in salita. Dopo frenetiche trattative continuate durante tutta la giornata di ieri, mentre era in corso lo sciopero generale, la Casa Rosada ha preferito prendere tempo, facendo slittare alla settimana prossima l'analisi del progetto normativo alla Camera dei deputati, inizialmente prevista per oggi. Per raggiungere il compromesso in sede di Commissioni, il governo ultraliberista - che non ha la maggioranza in Parlamento - ha dovuto fare concessioni su almeno un centinaio di articoli degli oltre 600 previsti nella lenzuolata che affronta anche il tema delle privatizzazioni e quello dei superpoteri del presidente, legati alla crisi economica. Ma Milei non vorrebbe spingersi oltre con i compromessi.
80mila persone in piazza
Se lo sciopero generale - che ha portato in piazza 80'000 persone secondo le organizzazioni sindacali, e solo 40'000 stando al portavoce dell'esecutivo Manuel Adorni - non ha spostato molto sul piatto della bilancia per l'approvazione del mega-progetto di legge, decisive saranno invece le discussioni in corso per la ricerca di consensi, che il presidente conduce dalla residenza di Olivos e che si protrarranno per tutto il fine settimana, fino a martedì, giorno in cui teoricamente la Casa Rosada vorrebbe portare di nuovo la sua ricetta economica al vaglio del Parlamento. "Se il governo non cede su nulla, non ha alcuna chance", spiega all'ANSA una fonte dell'ala dialogante dell'opposizione. Milei per il momento insiste "sul tutto o niente", ma per il suo entourage è chiaro che occorre approfondire il negoziato. "Se non trattiamo sarà il baratro", c'è chi ammette dalla Casa Rosada.
Dimensione del progetto "problema principale"
Il problema principale è la dimensione del progetto: ci sono più di 300 pagine che includono privatizzazioni, sanzioni più severe per chi protesta, allentamento delle norme ambientali e riforme educative, fiscali e giudiziarie. Alcuni articoli richiedono la maggioranza semplice per essere approvati, altri quella assoluta. Ogni punto è una questione a sé stante. E la ricerca dei voti è un'impresa che si consuma su un terreno scivoloso e volatile. Senza contare che dopo questo ok, ci sarà la prova del Senato. Il partito di Milei - La Libertà avanza - ha solo 37 voti alla Camera, ma per raggiungere l'approvazione ne servono almeno 129 su un totale di 257. La Casa Rosada può contare sul consenso del partito dell'ex presidente di centro-destra Mauricio Macri (Propuesta Republicana, Pro) ovvero 37 sì. Ma l'ago della bilancia è rappresentato dalle forze cosiddette dialoganti, come i 34 voti dell'Unione civica radicale (Ucr), oltre ai dissidenti del Pro, che hanno formato blocchi a parte, come ad esempio Coalizione federale (23 voti) e Innovazione federale (9). Un risiko tutt'altro che scontato.

