
L'Europa introdurrà la Tobin Tax, ma solo negli undici Paesi che hanno aderito a una iniziativa nuova nella storia dell'Ue, cioè alla prima "cooperazione rafforzata" sulla tassazione proposta da Germania e Francia per aggirare il muro britannico. La tassa dovrebbe generare un "tesoretto" di circa 35 miliardi di euro l'anno, ma restano intatti i dubbi di chi vede il rischio che l'iniziativa allontani gli affari dai Paesi che introdurranno il balzello, motivo alla base della dura opposizione di Londra. "È una pietra miliare nella storia della tassazione europea", ha detto il commissario al Fisco Algirdas Semeta, che entro febbraio dovrà presentare una nuova proposta agli undici governi che hanno deciso di andare avanti. Se la valideranno in fretta potrà entrare in vigore già dall'anno prossimo. È soprattutto simbolico il significato della tassa basata sull'idea nata 40 anni fa dall'economista americano James Tobin: i politici possono finalmente far pagare il prezzo della crisi a chi ha contribuito a generarla, cioè banche e grossi investitori, colpendo anche gli speculatori. "Il settore finanziario condividerà i costi della crisi in modo appropriato", ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Oltre a Italia, Germania e Francia, hanno aderito Belgio, Estonia, Grecia, Spagna, Austria, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. Un blocco che rappresenta i 2/3 del pil Ue. L'Olanda sta pensando di unirsi. Astenuti Repubblica Ceca, Regno Unito, Malta e Lussemburgo. Contrari Svezia, Danimarca, Portogallo, Ungheria e Romania, che però non hanno bloccato il processo. In base alla proposta iniziale della Commissione presentata un anno fa, alle transazioni si applicherebbero delle aliquote minime di 0,1% per obbligazioni e azioni, e 0,01% sui derivati. Il rischio, anche per chi resta fuori dalla cooperazione, è che venga coinvolto lo stesso, perchè si applicherà il principio della residenza: se l'acquirente o il venditore sono residenti in uno dei Paesi che adotta la tassa, la transazione sarà soggetta all'imposizione, indipendentemente da dove avvenga. E resta quindi il timore di chi vede ora una fuga dei grandi capitali verso altre piazze finanziarie, anche con aliquote minime. La Svezia ricorda il suo caso: la introdusse nel 1984 e nel 1991 la abbandonò dopo aver constatato un drammatico calo di liquidità e aumento della volatilità. Intanto nuovi rischi arrivano dalla Spagna: il suo obiettivo di deficit per il 2012 non sarà rispettato secondo Bruxelles, perchè il deficit è aumentato a causa delle misure di ricapitalizzazione delle banche. Il problema restano le comunità autonome dove si prevede uno sforamento a causa soprattutto della spesa sociale. E mentre Lisbona e Dublino chiedono alla Ue un'estensione delle scadenze dei prestiti, richiesta che ha già l'ok della Commissione Ue, i mercati europei chiudono col segno meno. ATS
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