
Da ieri i viaggiatori internazionali, svizzeri compresi, possono nuovamente entrare negli Stati Uniti, i cui confini sono rimasti chiusi da marzo 2020 a causa della crisi pandemica. “Si conclude così un periodo straordinario”, commenta Francesco Semprini, corrispondente dagli Usa per La Stampa. “Le frontiere degli Stati Uniti non sono mai rimaste chiuse così a lungo, a eccezione solo dei tempi di guerra”.
Paese toccato
Dopotutto, gli Stati Uniti sono stati particolarmente toccati dalla pandemia. Semprini ci parla da New York, “che nella prima fase della crisi è stata l’epicentro del contagio nel Paese”. La Grande Mela si era trasformata “in una sorta di set cinematografico abbandonato, dove però prolificavano ospedali da campo e strutture per l’accoglienza delle vittime”.
“Un’America ben diversa”
Secondo Semprini, la riapertura dei confini statunitensi ai viaggiatori stranieri vuole essere un “segnale di fiducia nei confronti dei suoi partner europei. È infine un’America ben diversa rispetto a quella che chiuse le proprie frontiere lo scorso anno”.
Boom di prenotazioni
L’allentamento delle restrizioni per l’ingresso negli Usa riguarda gli arrivi da Europa, Cina, India, Brasile e Sudafrica, sia per turismo sia per motivi di studio o di lavoro. La riapertura delle frontiere ha subito portato a un boom di prenotazioni di voli. Stando a quanto riferito dal Blick, sin da ieri numerosi passeggeri per Oltreoceano hanno invaso lo scalo di Kloten. La compagnia Swiss ha confermato alla testata zurighese che i suoi voli per gli Stati Uniti hanno subito visto un aumento significativo delle prenotazioni.
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