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Regno Unito
«Starmer non si dimette»
Ats
un giorno fa
Lo ha ribadito un portavoce di Downing Street, a dispetto della posizione sempre più debole del premier laburista e delle sollecitazioni da parte delle forze all'opposizione sulla scia dello scandalo Epstein-Mandelson

Keir Starmer non intende dimettersi e resta «concentrato sul suo lavoro». Lo ha ribadito oggi un portavoce di Downing Street, a dispetto della posizione sempre più debole del premier laburista e dalle sollecitazioni a farsi da parte che arrivano da tutte le forze di opposizione sulla scia dello scandalo dei legami tra Peter Mandelson, l'ex ministro da lui scelto come ambasciatore negli USA e poi silurato, con il defunto finanziere pedofilo americano Jeffery Epstein. Scandalo che ha già portato alle dimissioni del capo del suo staff, Morgan Mc Sweeney, e al capo della comunicazione di number 10, Tim Allan.

«Ottimista e fiducioso»

In risposta alle domande incalzanti dei giornalisti sull'ipotesi di un'accelerazione della crisi e di dimissioni addirittura immediate del primo ministro britannico, Downing Street ha insistito a escluderle categoricamente. Nel briefing di giornata, tenuto nell'ufficio del portavoce di Starmer, il premier è stato descritto come «ottimista», a dispetto della bufera, e «fiducioso» tuttora nel sostegno dei ministri del suo governo. Sir Keir ha incontrato in mattinata il suo staff di Number 10, a cui ha assicurato di voler andare avanti alla testa di un entourage rinnovato. Nell'incontro il premier è tornato a rendere l'onore delle armi nei confronti del dimissionario McSweeney, a cui lavoro e alla cui «lealtà» non ha mancato di rivolgere elogi secondo i media; ha poi ringraziato anche Allan, fattosi da parte oggi in veste di secondo consigliere-capro espiatorio sulla scia dell'uscita di scena ieri del potente capo di gabinetto.

Si moltiplicano le accuse

In serata il primo ministro ha quindi in agenda una riunione a porte chiuse con il gruppo parlamentare di maggioranza e un'altra con le sole deputate donne del Labour, fra cui montano i venti di rivolta contro di lui e contro la gestione sua e del suo staff dello scandalo Epstein-Mandelson. Riunione durante la quale cercherà di recuperare la fiducia di almeno una parte dei contestatori e delle contestatrici all'interno del Partito Laburista. Mentre dalle forze d'opposizione si moltiplicano le accuse di aver perso il controllo del suo partito e del Paese: con sollecitazioni esplicite a dimettersi in prima persona che salgono da destra, dalla leader Tory, Kemi Badonoch, al trumpiano Nigel Farage, capofila di Reform UK; ma pure da formazioni di centro o di sinistra come i Liberaldemocratici, gli indipendentisti scozzesi dell'SNP o dal numero uno dei Verdi, Zack Polanski.