
Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del Partito laburista britannico e da primo ministro in un atteso discorso alla nazione davanti al numero 10 di Downing Street. L'uscita di scena Starmer, travolto dall'impopolarità e dal crollo di consensi anche all'interno del Labour, spiana la strada alla sua sostituzione con l'ex sindaco di Manchester, Andy Burnham.
L'annuncio
Un discorso alla nazione intessuto di rivendicazioni dei successi auto-attribuiti alla sua leadership e al suo governo, ma chiuso dal riconoscimento della perdita di consenso nel suo partito e nel Paese, dall'annuncio delle dimissioni e da un commosso riferimento a sua moglie Victoria, ai suoi figli e all'orgoglio per l'onore di essere stato primo ministro britannico per due anni. Così Keir Starmer, 63 anni, ha gettato oggi la spugna dinanzi al portoncino al numero 10 di Downing Street: presenti il suo team, i suo familiari, ma solo pochi ministri di spicco come Darren Jones o il vicepremier uscente David Lammy. Starmer non ha fatto alcun riferimento alle critiche rivolte alla sua azione politica, a scandali come quello della nomina di lord Peter Mandelson (amico del faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein) ad ambasciatore negli Usa o alla batosta elettorale subita dal Labour alle elezioni amministrative del 7 maggio scorso.
Le rivendicazioni
Ha invece esaltato quelli che ha presentato come i risultati positivi dei suoi 6 anni da leader e 2 da primo ministro, sostenendo d'aver ereditato nel 2020 (da Jeremy Corbyn, esponente della sinistra radicale) un partito «in bancarotta di consensi, politica e morale», e di avergli restituito credibilità sul piano «dell'economia, della difesa, della sicurezza nazionale» e del contrasto «dell'antisemitismo». Ha quindi ricordato la vittoria alle elezioni politiche del 4 luglio 2024 (con una mega maggioranza non di voti ma di seggi, resa possibile dal tracollo Tory, ndr) e il ritorno al potere dei laburisti «dopo 14 anni di esecutivi conservatori e di caos». Quanto ai suoi due anni di governo, ha rivendicato asseriti progressi economici, una crescita «migliore dei nostri partner», il calo delle liste d'attesa nella sanità pubblica, il lavoro per un Paese «più equo» e attento a tutti, il rilancio del ruolo del Regno Unito sulla scena internazionale con un atteggiamento di «dignità», con «il sostegno all'Ucraina», con il riavvicinamento ai «nostri alleati europei» a 10 anni dalla Brexit.
Farage invoca le elezioni
Il leader del trumpiano Reform UK, Nigel Farage, ha già chiesto di indire elezioni politiche nel Regno Unito. «Reform invoca le elezioni e siamo pronti a portare un cambiamento radicale», ha scritto Farage su X. E ancora: «Se il Labour pensa di poter piazzare un altro politico di professione al numero 10, si sbaglia di grosso.» Dal canto suo, il premier britannico uscente ha dichiarato di aver chiesto al Comitato esecutivo nazionale del Labour di fissare un calendario per la corsa alla leadership del partito, con apertura delle candidature il 9 luglio e chiusura il 16 luglio, prima della pausa estiva del Parlamento.
Gli scenari
In caso di sfida, il nuovo leader e premier sarebbe in carica entro la ripresa dei lavori di Westminster a settembre. Se invece il rivale Andy Burnham si presenterà come unico candidato - ipotesi che nelle ultime ore ha preso sempre più piede sotto forma della cosiddetta «incoronazione» - il passaggio di consegne al nuovo primo ministro avverrà già a metà luglio. Starmer ha detto che rimarrà in carica fino a quando non ci sarà un suo successore, precisando di aver avvertito re Carlo.

