
Non avanzano i negoziati fra Londra e Bruxelles per il raggiungimento di un accordo che regoli i rapporti futuri fra Regno Unito e Ue, dopo il divorzio della Gran Bretagna dall’Unione divenuto ufficiale il 31 gennaio scorso.
I tecnici passano la palla ai politici e i politici ripassano la palla ai tecnici, ma il premier britannico Boris Johnson e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen hanno deciso che i negoziatori devono rimettersi al lavoro già domani, provando a fare progressi in vista del vertice europeo di giovedì e venerdì, ultima chance per avere un’indicazione che scongiuri il ‘no deal’ di fine anno.
da qualche giorno, da più di una capitale, si levano timori per un accordo troppo favorevole al Regno Unito e che quindi possa danneggiare l’immagine dell’Ue. Parigi, ad esempio, ha già detto esplicitamente che non voterà un’intesa a tutti costi, ma che ne valuterà i contenuti. Una minaccia che, se ripetuta durante il vertice europeo, potrebbe modificare i rapporti di forza in favore degli europei, spingendo Johnson ad affrontare da solo l’incertezza di una ‘hard Brexit’, cioè un’uscita dal mercato unico senza accordo quando, il 31 dicembre, scadrà il periodo di transizione.
Il tempo stringe e una soluzione ancora non si vede all’orizzonte. Tanto che fonti del governo britannico fanno trapelare che le possibilità di raggiungere entro fine anno un accordo fra Londra e i 27 non sono più alte del 50%.
Dopo la telefonata con il premier britannico, la presidente von der Leyen stasera ha spiegato che restano “differenze significative su tre questioni critiche”. La prima è la parità di condizioni, o level playing field, ossia l’allineamento che Bruxelles vorrebbe da Londra sugli aiuti di Stato e su norme come quelle relative alle tutele ambientali o ai diritti dei lavoratori a garanzia d’una futura concorrenza leale. La seconda questione è la pesca, con la definizione dello sfruttamento delle acque tra Gran Bretagna, Francia e Danimarca. La terza è la governance, cioè a quale a organismo giuridico demandare le dispute future.
“Entrambe le parti hanno sottolineato che nessun accordo è fattibile se questi problemi non vengono risolti”, ha detto von der Leyen, confermando di fatto che la questione è di principio e non di sostanza. Gli ostacoli rimasti riguardano solo una piccola parte di un testo che per il resto è già chiuso. Ma Johnson non può cedere su nessun dettaglio che abbia a che fare con l’affermazione della sovranità di Londra, perché rischierebbe di far passare in patria il messaggio di una Brexit tradita. Da parte sua anche l’Unione europea, al di là degli interessi dei pescatori francesi e danesi, non ha intenzione di fare ulteriori concessioni e rendere la vita troppo semplice ad un Paese che ha deciso di uscire e a cui guarderà chi volesse intraprendere la stessa strada.
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