
È alla stretta finale la guerra tra l'esercito dello Sri Lanka e i ribelli dell'Esercito di Liberazione delle Tigri Tamil (Ltte). Il governo, attraverso il portavoce dell'esercito, ha annunciato che i Tamil assediati in pochi chilometri quadrati sarebbero pronti a deporre le armi. Sempre secondo il portavoce, generale Udaya Nanayakkara, i governativi entro 48 ore riusciranno a portare in salvo tutti i civili ancora intrappolati nella zona di guerra, mentre prosegue il massiccio esodo di profughi, alcuni in fuga anche a nuoto. L'esercito, attraverso i suoi siti e i comunicati, oltre che dai discorsi del presidente Mahinda Rajapaksa in visita in Giordania, continua a vantare successi militari e salvataggi di migliaia di civili: in oltre 100 mila, anche secondo fonti dei ribelli, avrebbero trovato rifugio fuori dalla zona al centro dei combattimenti. In questo quadro i militari hanno arrestato, nascosti su una barca di civili in fuga, i parenti di uno dei leader dell'Ltte, Soosai. L'uomo è considerato il capo della Marina delle Tigri Tamil e la sua sorte non è chiara: secondo fonti militari sarebbe stato ucciso, ma testimoni lo darebbero ancora in vita. Su una barca di profughi diretti ai campi di accoglienza, c'erano undici suoi familiari, tra i quali i figli, trovati in possesso di gioielli e soldi. Dalla zona di sicurezza i civili continuano a scappare. Secondo l'esercito, oggi circa 5'000 civili sono scappati dai 2,5 chilometri quadrati ancora sotto controllo delle Tigri Tamil, mentre oltre 3'700 erano già fuggiti nella laguna. Molti di questi hanno attraversato a nuoto le zone d'acqua, altri hanno usato barche di fortuna o si sono tenuti a galla grazie a copertoni di camion. Le Tigri Tamil continuano ad accusare il governo di strage di civili. Il sito dei ribelli Tamilnet ha denunciato che dalle prime luci dell'alba, a causa dei continui bombardamenti dell'esercito di Colombo, è in fiamme la zona di sicurezza, l'area nella quale i civili dovrebbero trovare rifugio, ed è messa in pericolo la vita di migliaia di persone. I ribelli hanno denunciato che i civili si sono dovuti riparare in bunker sotterranei e centinaia sarebbero le vittime, non confermate dall'esercito. I Tamil accusano anche la Croce rossa internazionale di aver lasciato senza cibo, acqua e medicine migliaia di persone che attendono di essere portate in salvo nel distretto di Vanni. Secondo i ribelli nessuno, a parte loro stessi, si sta prendendo cura dei civili, che patiscono fame, sete e hanno bisogno di assistenza medica. Dottori che operano negli ospedali da campo all'interno della zona di sicurezza, attraverso il sito dei ribelli, accusano la Croce Rossa Internazionale (Icrc) di aver abbandonato le proprie missioni. Gli stessi dottori hanno denunciato di aver recuperato 800 corpi di civili morti, uccisi dai bombardamenti dell'esercito. La Croce Rossa ha confermato la sospensione delle missioni, perché da giorni, a causa dei forti bombardamenti, non riusciva a portare in salvo, attraverso le sue barche ancorate al largo di Vanni, i civili che aspettano sulla spiaggia. ATS
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