
Il massacro nascosto. Non usa mezzi termini il Times di Londra. Che dopo un'inchiesta sul campo della durata di una settimana denuncia i morti dimenticati della guerra civile in Sri Lanka. Oltre ventimila civili Tamil sarebbero stati uccisi negli ultimi giorni del conflitto ultraventennale tra le Tigri Tamil e l'esercito regolare. La maggior parte delle vittime, dice il quotidiano britannico, sarebbero da imputare alla condotta del governo. Che pur di vincere la guerra ha bombardato senza pietà la "no fire zone" dove avevano trovato rifugio circa centomila civili Tamil. Va dunque in pezzi la versione ufficiale del governo - che ha sempre addossato le colpe per i morti civili ai guerriglieri nascosti tra la popolazione. La cifra delle vittime, per il Times, è peraltro il triplo di quella ufficiale. Il quotidiano - che in prima pagina mostra una foto di un campo profughi devastato con accanto quella che sembra essere una gigantesca fossa comune - ricorda come le autorità cingalesi abbiano detto che l'uso delle armi pesanti sia stato interrotto il 27 aprile scorso. Ma le foto aeree, i documenti ufficiali dell'ONU, le testimonianze di esperti e di rifugiati, insomma, tutto l'ingente materiale raccolto dal quotidiano britannico, raccontano un'altra verità: il massacro è continuato - con i media internazionali che venivano tenuti lontani dalla zona. I civili sono stati dunque presi tra due fuochi: da un lato l'esercito cingalese, dall'altro i ribelli Tamil acquartierati all'interno della "no fire zone". I civili sono stati di fatto usati come scudi umani. Non che questo diminuisca le colpe - anche legali - dei vertici militari cingalesi. Lo Sri Lanka, infatti, aderisce alla convenzione di Ginevra. Che definisce, nell'articolo 3, un crimine di guerra l'uso di armi pesanti in zone altamente popolate da civili - e non importa se i guerriglieri si nascondono tra di loro. E, secondo il Times, è proprio quello che è successo. "È probabile - ha detto Charles Heyman, ex ufficiale dell'esercito britannico e direttore della rivista Armed Forces of the UK, quando ha visto le foto scattate dal Times - che la posizione dei ribelli sia stata individuata dall'esercito cingalese e sia stata bombardata con colpi di mortaio sia a scoppio aereo che a impatto sul terreno". I dati in possesso dei funzionari dell'ONU, visti in esclusiva dal quotidiano britannico, confermano questa ricostruzione dei fatti. Fino alla fine di aprile, infatti, le Nazioni Unite hanno registrato settemila morti tra i civili Tamil nella "no fire zone". Poi la strage è aumentata di proporzioni: i morti sarebbero lievitati a mille al giorno fino al 19 maggio - quando è stato eliminato il leader delle Tigri Tamil Veluppilai Prabhakaran. Questa cifra coincide con quella fatta da Padre Almaraj, un prete cattolico fuggito dalla zona il 16 maggio. Ecco allora il calcolo approssimativo di ventimila morti. "Questi dati non sono ancora completi", ha detto una fonte dell'ONU citata dal Times, "e la cifra finale sarà ancora più alta". Un portavoce del Palazzo di Vetro ha intanto definito "inaccettabile" il numero delle vittime civili denunciate dal Times. Un portavoce dell'Alto Commissariato cingalese a Londra - lo Sri Lanka è membro del Commonwealth - ha invece smentito l'intera questione. "Respingiamo in toto le accuse", ha detto. "I civili - ha dichiarato - non sono stati per niente uccisi dai bombardamenti del governo. Se vi sono state vittime tra i civili questo è da imputarsi alle azioni dei ribelli che sparavano alla gente quanto cercava di scappare". Una versione smentita però dai dati medici raccolti sul campo dai funzionari dell'ONU. Sino alla fine di aprile, infatti, il 2% delle uccisioni totali è stato provocato da colpi di arma da fuoco e l'80% dagli effetti dei bombardamenti. ATS
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