
Un micidiale e sofisticato agente nervino. Arriva il placet dell'Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, alle conclusioni d'indagine britanniche sull'identità della sostanza che il 4 marzo scorso ha intossicato a Salisbury l'ex spia doppiogiochista russa Serghei Skripal, sua figlia Yulia e il detective Nick Bailey intervenuto in loro soccorso. Un verdetto parziale, che non dice nulla sulla provenienza del veleno, ma che Londra interpreta come avallo delle proprie tesi d'accusa contro la Russia. Innescando un immediato nuovo botta e risposta con Mosca a colpi di sospetti incrociati in un clima che sul fronte siriano rischia di essere di guerra neppure più fredda. Da Mosca il ministero dell'industria nega che la Russia abbia sviluppato fino alla fine - e meno che mai stoccato - l'agente nervino Novichok, la cui formula è stata peraltro resa nota negli Usa fin dai primi anni '90 dallo scienziato esule Vil Mirzayanov. La portavoce del ministero degli esteri, Maria Zakharova, sottolinea la mancanza di prove di sorta o accuse dell'Opac verso il suo Paese. Aggiungendo peraltro che la Russia non è disposta ad accettare nessuna conclusione d'indagine finché Londra non le permetterà d'analizzare e confrontare direttamente tracce e campioni.
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