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Spari alla moschea di Brest, ferito imam controverso
Spari alla moschea di Brest, ferito imam controverso
Spari alla moschea di Brest, ferito imam controverso
Redazione
7 anni fa
L'aggressore si è suicidato dopo aver aperto il fuoco davanti al luogo di culto, ferendo due persone

È arrivato con una Clio grigia davanti alla moschea di Pontanezen, a Brest, nel nord della Francia. Ha chiesto di poter scattare delle foto, ma subito dopo ha aperto il fuoco: 6 o 7 spari con una pistola, due persone a terra, l'imam Rachid El Jay e un suo collaboratore incaricato di filmare le sue prediche.

Portati in ospedale, non sono gravi. L'uomo è fuggito ma dopo un paio di ore è stata ritrovata la sua auto e, vicino, il suo cadavere. Si sarebbe suicidato con la stessa pistola dell'attentato.

Nonostante fonti locali sostengano che l'uomo - prima di uccidersi - ha rivendicato l'azione sulla sua pagina Facebook, ad occuparsi dell'episodio è la polizia anticrimine e non la procura antiterrorismo. I fatti potrebbero essere legati a una diatriba fra i due, alcuni aspetti della quale potrebbero avere risvolti nella controversa personalità dell'imam.

Il religioso salì agli onori della cronaca in Francia nel 2016, in pieno periodo di pressione per gli attentati jihadisti. All'epoca si faceva chiamare Rachid Abu Houdeyfa, e i media non si fecero sfuggire una delle sue prediche dai toni più accesi, quando ad un gruppo di bambini spiegò che potevano trasformarsi in maiali se avessero continuato ad ascoltare la musica con i loro auricolari. Si innescarono polemiche per un presunto radicalismo dell'imam, 30 anni, certamente per la sua vicinanza ad ambienti salafiti.

Poi però, dopo pochi mesi, cambiò completamente atteggiamento, iscrivendosi ai corsi di "laicità" e alle lezioni universitarie di "Religione, diritto e vita sociale". Houdeyfa sembrò rientrare quindi nei ranghi della legalità, mettendo da parte gli accenti focosi delle sue prediche, sintomo secondo alcuni anche di una religiosità da autodidatta e dalle basi piuttosto improvvisate. Diventò un esempio di "deradicalizzazione" e di riconquistata tolleranza.

Al tempo stesso, però, Houdeyfa diventò uno dei bersagli dell'Isis, che nelle sue pubblicazioni, diffuse anche in Francia, inserì il suo nome nella lista dei "condannati". Una delle accuse, aver invitato i giovani musulmani a votare alle elezioni francesi. Impaurito anche per la sua famiglia e i figli piccoli, l'imam ravveduto riprese il suo nome originale, Rachid El Jay, che aveva abbandonato da predicatore estremista, e modificò il suo modo di presentarsi: capelli lunghi, barba appena accennata, niente più kefiah. Oggi, fuori dalla moschea, dopo il servizio religioso, è stato raggiunto dai colpi di qualcuno che, con ogni probabilità, ne conosceva il passato.

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