
La Spagna andrà alle urne. Il presidente Sanchez ha scelto di sciogliere le camere sulla scia delle discussioni legate all’emergenza abitativa. Tutto era cominciato con il caso simbolo di Maricarmen Abascal, sfrattata dallo stabile di Madrid in cui ha vissuto 70 anni. La ragione? L’acquisto da parte di una società d’investimento, che voleva aumentare l’affitto del 275%. Alle proteste di piazza erano seguite le proposte di legge per combattere l’emergenza abitativa. Sul banco dei parlamentari erano arrivate proposte legate alla sospensione degli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, misure contro i fondi speculativi e il rinnovo automatico dei contratti d’affitto. Dopo il no incassato alla Camera, la decisione. Il Primo Ministro ha riunito il governo in seduta straordinaria e ha annunciato la volontà di anticipare le elezioni al prossimo 29 novembre, invece che a metà 2027 come previsto inizialmente. Sanchez va quindi alla ricerca di un nuovo mandato per, a detta sua, «approfondire le riforme ancora da fare» con più forza. Questo a seguito di elezioni che per il premier si configurano come una scelta tra «dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia», o «unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa». Una sfida che dovrà fare i conti con dei sondaggi che vedono il Partito Popolare di centro in testa, seguito dai socialisti e dalla destra di Vox.
Il primo turno premia Flavio Bolsonaro
Dall’altra parte dell’oceano, toccherà scegliere anche ai brasiliani ed alle brasiliane. Il primo turno delle presidenziali ha premiato Flavio Bolsonaro, figlio di Jair. Proprio dal padre viene arrivata l’investitura, con la decisione di scendere in campo maturata nella cella dove l’uomo stava scontando una condanna per tentato colpo di Stato. Il 47% ha preferito il candidato della destra conservatrice, solo 45% per il presidente uscente. Decisione quindi rimandata al 25 ottobre, con Flavio Bolsonaro in testa secondo gli ultimi sondaggi.
L'analisi, in Spagna
Ma come leggere la situazione politica nei due paesi? Secondo il già direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli «la mossa di Pedro Sanchez è quasi obbligata, c'è stato un voto che lo ha messo in minoranza. Mancavano pochi mesi alla scadenza della legislatura. Per cui l'anticipo, oltre ad essere obbligato alla luce delle manifestazioni di piazza, diventa anche una sfida, tenendo conto che i sondaggi sono negativi sia per il partito socialista sia per i suoi alleati».
E in Brasile?
Per quanto riguarda il Brasile, invece, «ha fatto breccia la proposta più securitaria di Bolsonaro figlio rispetto a quella della sicurezza del presidente uscente, molto attento agli aspetti sociali che sono parte della sua grande tradizione politica. È chiaro che adesso, anche se dovesse vincere al secondo turno Lula, si troverebbe un congresso molto sbilanciato a destra. Quindi si tratta di un successo che cancella tutto quello che abbiamo letto e scritto di Bolsonaro padre. C'è anche la proposta, se verrà eletto il figlio, di un indulto che cancellerà la pena del padre. Dal punto di vista geopolitico, è una vittoria di Trump; quest'ultimo aveva addirittura condizionato alcuni dazi contro il Brasile proprio perché il paese, secondo lui, stava perseguitando Bolsonaro padre», spiega de Bortoli.

