
"Ho fatto partire io quel treno, sono stato io ad alzare la paletta. C'era confusione, i treni erano in ritardo e..."
Sono le parole di Vito Piccarretta, capostazione di Andria, luogo da dove è partito uno dei due convogli che si scono scontrati lo scorso martedì in Puglia. Un disastro ferroviario nel quale hanno perso la vita 23 persone e ne son rimaste ferite una cinquantina.
La disperazione della famiglia è grande, ma il capotreno non può essere l'unico responsabile della vicenda. "Stiamo soffrendo, quelle immagini sono inaccettabili" racconta la moglie. "Ma non è pensabile dare la colpa di quello che è successo soltanto a un errore umano. Non è cosi".
A darle man forte il procuratore aggiunto Francesco Gianella, il quale ha dichiarato che "l'errore umano è soltanto il punto di partenza di questa storia. Non ci fermeremo assolutamente alle prime responsabilità".
Gli inquirenti stanno indagando a spron battuto per fare chiarezza sull'incidente. Maggiori informazioni sulle cause dovranno fornirle le scatole nere di entrambi i convogli. Ma per il momento nel registro degli indagati è finito il personale che era in servizio quella mattina: i due capistazione (da ieri sospesi dalla società che gestisce la linea) ed eventuali collaboratori. Le ipotesi di reato sono di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo.
La linea sulla quale è avvenuto l'incidente, a binario unico, non dispone di un sistema di controllo automatizzato, ma tutto vien controllato dai capistazioni e dai macchinisti. E quel giorno fu particolarmente complicato. Ai treni che erano in ritardo, si era aggiunto un treno supplementare, per una serie assurda di circostanze. Il capostazione Vito pensa che la linea sia libera. Così dà il via. "Non sapevo che da Corato stesse arrivando un altro treno, per questo ho dato il via libera. Quel treno non doveva partire".
La tragedia nel tratto di binario unico ha scatenato polemiche riguardo al Grande progetto di adeguamento ferroviario dell'area metropolitana del Nord barese, finanziato dall'Unione europea il 27 aprile 2012 ma arenatosi nei meandri della burocrazia. Il piano, come riferisce Repubblica.it, risale addirittura al 2007 e include fra gli interventi anche il raddoppio del binario sul quale si è verificato l'incidente.
Era stato necessario attendere un altro anno, il 2013, perché fosse completato l’iter dell’esproprio dei terreni. E ancora, altri tre anni sono andati persi nei percorsi della burocrazia: il 16 giugno scorso, la Ferrotramviaria ha comunicato una proroga (al 19 luglio 2016) per la scadenza della presentazione delle domande di partecipazione alla gara, inizialmente prevista per il 1° luglio.
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