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Estero
Somalia: strage di civili a Mogadiscio, oltre 30 morti
Redazione
17 anni fa

Ennesima strage di civili oggi a Mogadiscio: oltre i 30 morti e una settantina i feriti, alcuni dei quali gravi. I gruppi integralisti islamici appaiono sempre più all'offensiva, e in grado di controllare quasi tutto il Paese, capitale compresa. Ma sono anche profondamente lacerati, con continui e sempre più violenti scontri militari tra di loro, circostanza che potrebbe creare nuovi scenari in favore del governo federale di transizione - debolissimo sul terreno - appoggiato con forza dalle cancellerie occidentali. In questo quadro non sorprende che la pirateria sia scatenata, malgrado l'importante presenza militare internazionale a guardia di quelle acque di cui però ormai i moderni bucanieri appaiono sempre più padroni. Solo oggi tre assalti: due contro navi italiane, respinti; uno, riuscito, contro un cargo panamense. La strage odierna di Mogadiscio ha avuto una dinamica precisa. Poco prima delle 07:00 locali, le 08:00 svizzere, gli Shabaab -ritenuti il braccio armato di al Qaida in Somalia- hanno bombardato l'aeroporto, proprio mentre il presidente somalo Sheikh Sharif Ahmed si stava imbarcando su un volo che lo avrebbe condotto a Kampala per il vertice straordinario dell'Unione Africana, dove poi è arrivato illeso. Un cannoneggiamento molto violento, a cui con ancora maggiore durezza hanno risposto i peacekeepers panafricani (Amisom) il cui quartier generale si trova proprio nell'aeroporto, e che era stato fatto saltare in aria da kamikaze islamici un mese fa, provocando più di 20 morti. Lo scambio di colpi d'artiglieria pesante è stato tra i più violenti degli ultimi mesi: ma come sempre a farne le spese é stata la popolazione civile. Molti colpi sono caduti sul mercato a cielo aperto, sempre affollatissimo, di Bakara, e sulle zone limitrofe. Ancora quindi vittime innocenti: almeno 20.000 dalla metà del 2007, quando gli attacchi degli integralisti -in particolare a Mogadiscio- si sono intensificati. Ed oltre 1,5 milioni di persone in fuga, che si aggiungono ad almeno altrettanti disperati profughi precedenti. Privi di tutto, e a cui con enorme fatica l'Onu ed altre organizzazioni riescono a far arrivare solo un minimo di aiuti: poco più di niente rispetto a quanto occorrerebbe. Ma c'é una variabile che potrebbe cambiare il quadro emersa nelle ultime settimane. I due gruppi integralisti principali, Shabaab e Hisbul Islam (Hi, più moderato) hanno rotto tra di loro e si combattono sul campo, soprattutto nel Sud, ma anche in altre aree. Il loro controllo del Paese si sta così geopardizzando, con la possibilità su cui molto punta ed opera la diplomazia internazionale, che Hi rompa l'alleanza con gli Shabaab, e si riavvicini -o almeno crei una condizione di non belligeranza- al governo. L'isolamento degli Shabaab, pur al momento prevalenti sul terreno, potrebbe cambiare sostanzialmente l'attuale scenario. ATS

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