
Lo scenario in Somalia si fa sempre più drammatico, e con derive terroristiche che ricordano da vicino l'Afghanistan e l'Iraq. La scorsa notte a Mandera, nel nord-est del Kenya, sono stati rapiti tre volontari che operano per un'organizzazione umanitaria francese. Uno dello Zimbabwe, uno del Pakistan ed il terzo - ormai appare certo, anche se non ci sono conferme ufficiali - statunitense. I tre sono stati trascinati nella vicinissima Somalia, in un'area dove i confini non esistono, la stessa dove lo scorso novembre furono rapite due suore italiane. Il sequestro sembra sia opera degli Shabaab (gioventù in arabo), il gruppo collegato ad al Qaida che è alla testa dell'insurrezione integralista islamica contro il governo a guida moderata internazionalmente riconosciuto ed appoggiato. Anche se per il momento non ci sono conferme, e si spera il rapimento possa essere un atto banditesco, che nel caso potrebbe concludersi col pagamento di un riscatto. Ma molti segnali fanno temere un'azione terroristica mirata. Gli Shabaab hanno già nelle mani due 007 francesi (ed anche l'organizzazione dei tre cooperanti rapiti è francese: forse non è un caso) rapiti venerdì scorso a Mogadiscio. E proprio oggi hanno annunciato che li giudicheranno in quanto spie e con estrema severità, applicando le regole della Sharia, la legge coranica. Intanto - annunciano fonti governative somale - li hanno portatati via dalla capitale, verso Merka, un centinaio di km a sud est di Mogadiscio. Un'ampia zona da loro controllata e dove i blitz sono molto difficili. Se ai due francesi, le cui attività di intelligence al fianco del governo somalo sono state ammesse da Parigi, si aggiungerà un cittadino americano, seppur probabilmente un semplice cooperante - anche se qualcuno nota che fosse quantomeno imprudente che uno statunitense operasse in quell'area - il potere di ricatto nelle mani degli Shabaab aumenterà ulteriormente, con in prospettiva soluzioni tragiche come quelle già vissute in Iraq ed in Afghanistan. Il governo somalo, peraltro, fornisce un'analisi molto chiara di quanto sta accadendo, che se non sdrammatizza - sarebbe impossibile - tenta di dare una chiave di lettura diversa. Lo ha fatto in un'intervista telefonica rilasciata all'ANSA di Nairobi il ministro degli esteri Mohammed Abdullai Omaar. "Sono colpi di coda - ha dichiarato tra l'altro - da parte degli insorti ormai disperati, e che dopo le ultime sconfitte sul terreno sanno di non poter più vincere. Cercano così di fare pressioni su di noi ed i nostri alleati". Sul fatto che a Mogadiscio il governo abbia incassato significative vittorie, e che ora ci sia un sostanziale calma, non c'è dubbio. Ma resta che gli Shabaab ed i loro alleati ne controllano ancora buona parte, come l'intero Sud della Somalia, quasi tutto il centro, ed aree strategiche dell'Ovest. Ed hanno nelle loro mani sicuramente due ostaggi di grande peso, e da oggi probabilmente anche un terzo. ATS
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