
Undici morti, tra cui due bimbe e la loro madre, e sedici feriti: è il bilancio dell'odierna strage di civili a Mogadiscio, a quanto riferisce nella sua edizione on line l'attendibile network somalo 'Shabelle'. Sono stati i soldati governativi e gli etiopici (che avrebbero già dovuto lasciare il Paese a fine dicembre, confermano che lo faranno, ma non si muovono) a cannoneggiare l' affollatissimo mercato di Bakaro. La loro è stata una reazione all'attacco -sempre con armi pesanti- lanciato contro il palazzo presidenziale della capitale, dove gran parte delle truppe etiopiche e lealiste sono accampate. L'impressione è che il gruppo che egemonizza la rivolta islamica, quello di al Shabaab -gioventù in arabo, ritenuto il braccio armato di al Qaida in Somalia- usi la tecnica, diffusa tra la guerriglia islamica, di lanciare razzi e cannonate dal centro di zone fortemente urbanizzate, martirizzando così i civili, vittime dell'inevitabile reazione. Dall'inizio del 2007, almeno 10.000 civili sono morti in Somalia, ed oltre un milione di persone sono fuggite dalle carneficine. Ora il numero dei profughi supera i tre milioni, la metà dell'intera popolazione, in condizioni disperate. Intanto la rivolta islamica guadagna sempre terreno, e si teme che il ritiro etiopico -che tarda, ma viene ufficialmente confermato- consentirà loro la spallata finale. ATS
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