
Dai primi mesi del 2007 circa 9.500 civili sono stati uccisi nel corso della guerra civile che insanguina la Somalia; decine di migliaia i feriti. Dallo scorso giugno le vittime sono 834, 1.400 i feriti, un centinaio le donne violentate: dato certamente molto inferiore alla realtà poiché gli stupri raramente vengono denunciati. Sono cifre rese note oggi da un gruppo umanitario somalo, l"Elman Peace end Human Right', ritenuto dagli osservatori autorevole ed indipendente. Il numero dei rifugiati, poi, è spaventoso: secondo gli ultimi dati diffusi dall'Onu lo scorso mese, ormai hanno superatoi tre milioni, circa un terzo della popolazione. La situazione umanitaria è catastrofica, gli interventi non riescono (anche perché duramente contrastati sul terreno dagli insorti che vorrebbero controllarli) ad incidere sulla tragedia che appare moltiplicarsi senza fine a ritmi esponenziali. Da lustri, ma va sempre peggio, la Somalia è un paese che di fatto non esiste più come entità. C'é un governo di transizione nazionale che non dirige pressoché nulla, tra divisioni interne e di fatto in rottura col presidente Abdullahi Yusuf. E' tenuto in piedi dalle truppe etiopiche che entrarono nel Paese alla fine del 2006 liquidando le Corti islamiche che ne controllavano buona parte. La rivolta si è estesa come fuoco nelle praterie brulle, ed ormai è dominata dal gruppo più fondamentalista, quello degli al Shabaab, legati ad al Qaida, che hanno saputo cavalcare il forte sentimento antipetiopico della popolazione: musulmana, ma storicamente priva di ogni tendenza integralista. Gli Shabaab ormai controllano buona parte del territorio soprattutto gangli strategici come quelli del Sud, ai confini del Kenya, con la sua città principale, Chisimaio, sede del secondo porto per importanza per il Paese, e di un aereoporto internazionale, ormai di fatto a disposizione del terrorismo. Intese tra governo ed opposizione erano state raggiunte lo scorso giugno a Gibuti. Ma senza effetti sul campo, mentre l'aerea dialogante appare ormai travolta da quella 'dura'. Gli Shaabab fanno il bello ed il cattivo tempo anche a Mogadiscio, con una scia di sangue infinita. Ed hanno di recente intimato la chiusura dell'aeroporto. Resta un gruppetto di peacekeepers panafricani, 2.200 tra burundesi e ugandesi. Non hanno neanche le regole di ingaggio, sono chiusi nelle case matte, e quando pattugliano sono spesso bersaglio di imboscate mortali: tra domenica e lunedì due ugandesi uccisi. Infine la pirateria incontrollata, operante soprattutto al largo del Puntland, regione semiautonoma del nord est. Si spera che l'odierno forte appello francese ad una mobilitazione internazionale per annichilirla incida infine su una situazione che appare sempre più disperata. ATS
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