
"Il messaggio è: siamo grandi, forti, potenti, abbiamo una storia pazzesca e ve lo presentiamo in modo faraonico". Così commenta all'agenzia di stampa italiana ANSA la cerimonia di inaugurazione dei Giochi di Sochi Marco Balich, che con la sua Balich Worldwide Show firmerà quella di chiusura (oltre a quelle delle Paraolimpiadi) dopo l'esperienza di Torino 2010, in attesa di Rio 2016. "In ogni olimpiade" spiega, "la cerimonia di apertura è sempre la proiezione che il paese ospitante vuole dare di sé: a Londra era l'eccentricità inglese, a Pechino il luccicante e millenario impero d'oriente. La Russia rilegge la propria storia in modo molto importante, forse privilegiando più l'aspetto tecnico e stupefacente, su quello emotivo". Usando anche la grandissima tradizione che detiene nel ballo e nella coreografia. I russi "sono un popolo complicato", nota Balich, metà europei e metà asiatici, e '"questo si sente. Hanno equilibri complicati. "Una spettacolarizzazione del loro passato, in una combinazione molto bella": così descrive lo spettacolo allo stadio Fisht, convinto che questo sicuramente avrà "un impatto anche sulle future cerimonie olimpiche". Sono mancati riferimenti al presente o al passato recente della Russia sulla scena: il racconto storico si ferma alla ricostruzione del paese dopo la guerra, "ed è anche un tributo a un popolo che ha sofferto molto", secondo Balich. Che tuttavia ammette: "la domanda 'cosa saremo domani?' In effetti resta senza risposta". Per sforzo tecnico e grandiosità si tratta per Balich della più grande cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di sempre. Uno show per mostrare la forza della nuova Russia insomma, l'aspetto imperiale, e mostrare i muscoli con capacità organizzativa e una grande ricostruzione della tradizione russa. In questo senso, l'apparizione della falce e martello in scena per Balich non disturba: è "soft, come un ricordo, il passato che non si dimentica", né si nega.
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