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Estero
Siria: ritiro ribelli, governativi entrano a Bab Amro
Redazione
15 anni fa

Al ventesettesimo giorno di bombardamenti, il quartiere ribelle di Bab Amro a Homs ha visto oggi entrare sotto una fitta nevicata le truppe governative siriane e ritirarsi gli uomini dell'Esercito libero siriano (Els), mentre il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha detto di avere raggiunto un accordo per entrarvi domani e portare medicinali e cibo alla popolazione a lungo assediata. L'epilogo, hanno reso noto i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione, è arrivato dopo che anche oggi 21 persone erano morte nelle violenze a Homs, su un totale di 33 in tutto il Paese. Il colonnello Riad al Asaad, comandante dell'Els, ha detto che i suoi uomini hanno effettuato "una ritirata tattica" da Bab Amro per non fornire alle truppe governative "una scusa per bombardare brutalmente la popolazione civile". Gli scontri tra forze regolari e ribelli si estendono per la prima volta anche ai territori vicini al confine con Israele. Sette disertori e otto soldati dell'esercito governativo, secondo quanto reso noto dall'Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh), sono rimasti uccisi negli ultimi giorni in combattimenti intorno a Al Quneytra, presso le Alture del Golan. L'agenzia governativa Sana dà notizia dei funerali oggi di nove militari, tra cui un colonnello, Abdel Nasser Mouqari, uccisi a Damasco, Homs e Idlib. Intanto ancora nessuna notizia di Edith Bouvier, la collaboratrice francese di Le Figaro, rimasta ferita la settimana scorsa in un bombardamento a Bab Amro in cui sono stati uccisi l'inviata americana del Sunday Times, Marie Colvin e il fotografo francese Remi Ochlik. Con lei è rimasto anche un altro fotografo francese, William Daniel. Da Parigi oggi Burhan Ghalioun, presidente del Consiglio nazionale siriano (Cns), la principale organizzazione dell'opposizione, ha detto di aver ricevuto notizie secondo le quali "fino a ieri" la Bouvier si trovava "in un posto sicuro", ma non ha saputo dire quale era la sua situazione oggi. Ghalioun ha anche annunciato che il Cns ha costituito un "ufficio militare" che organizzerà un flusso di armi per i rivoltosi dai Paesi che vorranno fornirle. Il premier del Qatar e presidente di turno della Lega Araba, Hamad bin Jassin bin Jabr al Thani, ha affermato che occorre "studiare tutte le opzioni", mentre il Parlamento del Kuwait ha chiesto apertamente un riconoscimento del Cns e una fornitura di armi a coloro che si battono contro il regime di Damasco. Mentre il ministro degli Esteri dello stesso Kuwait ha detto che il 7 marzo a Riad si riuniranno per esaminare la situazione i ministri degli Esteri dei sei Paesi arabi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) e quello della Russia, che continua a sostenere il presidente siriano Bashar al Assad. La Russia, insieme con la Cina e Cuba, ha votato oggi contro una risoluzione adottata al Consiglio dell'Onu per i diritti umani, riunito a Ginevra, in cui si chiede a Damasco di porre "immediatamente fine" alla repressione e si sottolinea l'importanza di perseguire i responsabili "per le violazioni dei diritti umani, incluse quelle che possono costituire crimini contro l'umanità". Anche la Russia e la Cina però hanno aderito al documento con il quale il Consiglio di sicurezza chiede alle autorità di Damasco di consentire alla responsabile degli aiuti umanitari dell'Onu, Valerie Amos, "l'accesso immediato al territorio siriano". ATS

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