
A causa del bombardamento della zona da parte delle forze del regime siriano, un convoglio di mezzi delle Nazioni Unite si è ritirato da Jamla, villaggio nel sud della Siria dove ribelli siriani trattengono 21 caschi blu filippini. La tv iraniana in lingua araba al Mayadin, che trasmette da Beirut, ha riferito che otto mezzi dell'ONU erano entrati nel villaggio di Jamla. Al Palazzo di Vetro di New York, al termine di una riunione del Consiglio di Sicurezza, il capo delle operazioni di pace dell'ONU, Herve Ladsous, ha spiegato che gli osservatori sono detenuti nel villaggio di Jamla, sulle alture del Golan, dove ora "è in corso un violento bombardamento da parte delle forze armate siriane". Ladsous ha sottolineato di sperare in un "cessate il fuoco di qualche ora" per procedere alla liberazione dei peacekeeper della missione Undof. "Contiamo che gli osservatori Onu vengano liberati al più presto, dobbiamo tenere le dita incrociate", ha aggiunto l'ambasciatore russo Vitaly Churkin, presidente di turno dei Quindici. Dal canto suo, l'ambasciatore di Damasco al Palazzo di Vetro, Bashar Jafaari, ha detto che "il governo siriano è impegnato per la liberazione dei 21 osservatori detenuti sulle alture del Golan e per porre fine a questo atto irresponsabile posto in essere dalle forze ribelli". Il diplomatico ha ricordato come sia la prima volta che un'azione del genere avviene dal 1974, da quando la missione Undof si trova sul territorio dopo la fine della guerra tra Siria ed Israele. Jaafari ha respinto le accuse mosse da ribelli armati secondo i quali è invece colpa del regime di Bashar al Assad se i peacekeeper delle Nazioni Unite non sono ancora stati liberati, spiegando che il governo sta effettuando consultazioni con le forze Undof sul territorio, e anche qui a New York con il capo delle operazioni di pace. ATS
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