
Ribelli siriani che assediano le ultime sacche di resistenza lealiste attorno ad Aleppo nel nord, e forze governative che tentano di respingere l'assedio degli insorti ormai padroni dei sobborghi di Damasco: sono i due teatri della guerra siriana da cui provengono più notizie, sempre difficili da verificare sul terreno in maniera indipendente, e nei quali si registra una lenta ma graduale avanzata del fronte anti-regime. Il bilancio provvisorio e parziale delle vittime odierno è finora attestato a 32 uccisi, tra cui due donne e un bambino. Il conteggio non tiene conto degli uccisi tra i miliziani fedeli al presidente Bashar al Assad. I media ufficiali hanno smesso da mesi di fornire cifre dei soldati governativi uccisi in scontri con i ribelli. Secondo i comitati, la regione di Damasco è ancora oggi la più colpita, con almeno 19 morti. La maggior parte di questi si contano nei quartieri meridionali di Qadam e Tadamon e nei sobborghi sud di Muaddamiya e Daraya dove ancora oggi si è combattuto ferocemente. Gli attivisti del comitati di Daraya affermano che da ieri è in corso un "nuovo massacro". Dal canto suo, l'agenzia ufficiale siriana Sana afferma che a Daraya è in corso "un'operazione anti-terrorismo" e annuncia l'uccisione di "numerosi terroristi legati ad al Qaida e mercenari". A nord di Aleppo, una delle più importanti basi militari dell'esercito siriano, la Scuola di Fanteria di Atareb, è da 48 ore sotto assedio da parte dei ribelli, che stamani si sono rivolti alle famiglie dei militari presenti nella base assicurando che avrebbero risparmiato loro la vita in caso di diserzioni dell'ultima ora. ATS
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