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Estero
Siria: regime soffoca nuove proteste in varie città
Redazione
15 anni fa

Per la prima volta dall'inizio delle proteste anti-regime in Siria, i curdi delle strategiche regioni del nord-est, confinanti con Turchia e Iraq, sono scesi in piazza gridando slogan per la libertà, mentre nel resto del Paese migliaia di manifestanti hanno tentato invano di forzare il rigido e massiccio apparato di agenti in borghese, di lealisti civili e di membri delle forze di sicurezza che secondo testimoni hanno ucciso in tutto dieci persone e arrestato decine di attivisti. In corrispondenza della preghiera musulmana comunitaria del venerdì, il centro di Damasco e quello delle altre principali città della Siria è rimasto oggi blindato: testimoni oculari hanno riferito di una fitta presenza di squadre di giovani, armati di manganelli e appostati nei pressi delle moschee del centro e della città vecchia, agli ingressi dei ponti pedonali che conducono alla cittadella medievale. Gli stessi testimoni raccontano di autobus di lealisti fatti arrivare nei pressi di piazza Merge, a due passi dal mercato coperto Hamidiya. Le immagini trasmesse dalle tv panarabe al Jazira e al Arabiya mostrano centinaia di giovani sostenitori del presidente Bashar al Assad - a capo da 11 anni di un regime al potere da quasi mezzo secolo - riempire la piazza antistante alla Grande Moschea degli Omayyadi, simbolo di Damasco ed agognato teatro della mobilitazione anti-regime convocata su Internet. Una volta terminata la preghiera attorno alle 13, centinaia di fedeli all'interno della Grande Moschea hanno cominciato a scandire slogan "per la libertà" e "per i martiri uccisi dal regime criminale". Quando hanno tentato di uscire in piazza, i tre portoni lignei e il quarto di bronzo sono stati serrati dagli agenti. I fedeli sono rimasti chiusi all'interno del tempio mentre all'esterno si era già schierato un vero e proprio esercito di lealisti e poliziotti in borghese. Solo dopo due ore di "assedio", i dimostranti sono stati fatti uscire a piccoli gruppi che sono stati quindi sistematicamente presi d'assalto dalle schiere di sostenitori del rais e da agenti in borghese. Scena analoga nella mosche al Rifai di Kfar Suse, sobborgo di Damasco, dove centinaia di manifestanti sono rimasti assediati fino a metà pomeriggio. Alcuni di loro - affermano i testimoni - sono stati picchiati, altri arrestati. Più drammatico quanto accaduto invece a Duma, quartiere alla periferia nord-orientale della capitale, già teatro due settimane fa della più violenta repressione contro le proteste nell'area di Damasco. Almeno quattro - forse sei, c'è chi sostiene addirittura dieci - giovani sono stati uccisi da pallottole vere sparate da agenti anti-sommossa. E mentre l'agenzia ufficiale Sana affermava oggi che alcuni fedeli sono scesi in strada dopo la preghiera a Daraa (sud) e a Latakia (nord-est) per chiedere alle autorità di "affrettare le riforme" e smentiva ogni "contatto tra fedeli e forze di sicurezza", centinaia di manifestanti si riversavano in piazza a Qamishli, Amuda, Tall Amar, Ras al Ayn. Tutte località della provincia a maggioranza curda al confine con Iraq e Turchia. Ai curdi sunniti si sarebbero uniti loro compaesani siriaci cattolici. ATS

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