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Estero
Siria: ONU raccoglie solo 2,4 miliardi
Redazione
13 anni fa

Due miliardi e 400 milioni di dollari: questo il mondo è disposto a donare a favore della Siria, dove tre anni di feroce conflitto hanno prodotto una delle più gravi, lunghe e complesse crisi umanitarie dei tempi recenti, e forse del dopoguerra, con centinaia di migliaia di persone a rischio di fame. La cifra totale, frutto della generosità di 62 Paesi, fra cui la Svizzera (30 milioni di franchi, ma in totale finora ne ha dati 85) e organizzazioni internazionali e non governative, resta ben lontana dai 6,5 miliardi chiesti dall'Onu per tamponare l'emergenza per il 2014. È stata annunciata oggi dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, al termine della seconda Conferenza internazionale dei donatori della Siria, ospitata per il secondo anno consecutivo dal Kuwait sotto l'egida delle Nazioni Unite. Una tribuna internazionale, a una settimana dall'incerta conferenza di pace di Ginevra 2, da cui il segretario di Stato Usa John Kerry ha lanciato - unico fra le decine di oratori intervenuti - un duro j'accuse nei confronti di Bashar al Assad, al quale ha rinfacciato di usare la fame come "arma da guerra". L'America di Obama e Kerry si è subito iscritta al club ristretto dei più "generosi" donatori, annunciando la cifra di 380 milioni di dollari, in una "gara" collettiva nella quale ha primeggiato il ricco emirato padrone di casa. Il cui sovrano, Sabah Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, nel saluto di apertura, ha declamato una offerta record di 500 milioni di dollari fra fondi pubblici e privati. La Gran Bretagna ha dato 164 milioni, la Germania 80, l'Italia 50. Una cifra inferiore alle speranze, quella di 2,4 miliardi, frutto tuttavia di uno sforzo collettivo che il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha lodato nel suo intervento finale, perché coglie il mondo in un momento di crisi economica. Ma che costituisce poco più di un terzo di quanto sperato, considerando, ha detto Ban in apertura, che metà della popolazione della Siria "é in assoluto bisogno di assistenza umanitaria urgente": con 9,3 milioni di sfollati, oltre 6 dei quali all'interno della Siria e altri 2,4 milioni come profughi nei Paesi limitrofi (Libano, Turchia, Giordania e Iraq) che per la fine del 2014 potrebbero superare i 4 milioni e che stanno mettendo a dura prova la resistenza di quei Paesi. Si tratta comunque di un incremento di quasi un miliardo di dollari rispetto a quanto donato nel gennaio 2013, nella prima conferenza kuwaitiana, quando le persone colpite dalla guerra erano quattro milioni e i rifugiati "solo" 700.000. Fondi che serviranno, ha spiegato Ban nella conferenza stampa finale, a coprire le necessità dei prossimi sei mesi, in attesa di nuove verifiche della situazione sul campo. Abbiamo così detto chiaro e forte alla popolazione della Siria: 'Non vi dimentichiamò", ha detto il numero 1 dell'Onu, lanciando un appello a "tutte le parti coinvolte perché depongano le loro armi, si mettano insieme" e dicano la parola fine a una guerra che, ha detto, "mi inorridisce per la sua violenza e la sua brutalità". La coordinatrice Onu per gli aiuti umanitari, Valerie Amos, ha sottolineato a sua volta che 25.000 persone difficilmente raggiungibili dagli aiuti rischiano di morire di fame. Un punto, questo, che Kerry ha collocato al cuore del suo intervento, imputandone la responsabilità al regime di Assad: "Basta con le azioni che impediscono l'assistenza alla popolazione" e "basta con l'uso della fame come arma di guerra".

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