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Estero
Siria: ogni ora un bambino nasce in un campo profughi
Redazione
13 anni fa

Ogni ora un bambino nasce in una tenda di un qualche campo profughi di siriani fuggiti dal loro paese in guerra. Sono già 21mila i piccoli venuti alla luce da mamme rifugiate nelle nazioni circostanti e la maggior parte dei neonati si trovano in Libano dove le condizioni di vita sono per loro proibitive e i rischi di contrarre una polmonite o la poliomelite altissimi. I dati sono stati diffusi nelle scorse ore dall'Unicef, insieme ad un allarme rosso: se la comunità internazionale e i paesi ospitanti non faranno di più per aiutare e proteggere i neonati e i bambini figli della guerra civile siriana, non si potrà evitare una "catastrofe". A differenza della Turchia, della Giordania e dell'Iraq, il governo libanese non fornisce alcuna sistemazione logistica al flusso ininterrotto di rifugiati siriani che hanno già fatto lievitare del 25% la popolazione del Libano. Così circa 835mila profughi vivono in tendopoli di fortuna alla periferia di città e villaggi. Con la neve che fiocca ormai regolarmente da settimane e con temperature che piombano sotto lo zero ogni notte, l'Unicef registra un incremento dei casi di polmonite e di malattie respiratorie tra i rifugiati più piccoli e deboli. Inoltre, afferma l'agenzia dell'Onu per l'infanzia, circa 500mila bambini, su un milione di minori tra i profughi, rischia di contrarre la poliomielite, in quanto non hanno potuto usufruire della prima vaccinazione a causa dei combattimenti in patria. La maggioranza dei piccoli nati nelle tendopoli non hanno poi nemmeno regolari certificati di nascita e ciò li rende particolarmente vulnerabili a qualsiasi tipo di abuso, dal traffico umano al traffico di organi o, ancora, ai matrimoni forzati di bambine. Solo il 23% dei 781 bambini nati in Libano lo scorso ottobre da mamme siriane sono stati registrati, afferma ancora l'Unicef. Ma la situazione non è molto migliore anche nelle altre nazioni vicine. Ad aggravare il dramma dei piccoli siriani vi è anche il fatto che molti di loro hanno perso uno o entrambi i genitori. Alla fine di settembre, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha registrato 2'440 bambini soli in Libano e 1'320 in Giordania. "Alcuni di loro non riescono nemmeno a parlare, dopo gli orrori che hanno visto", osserva una portavoce dell'Unhcr, Roberta Russo.

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