
Dopo i primi raid aerei, le truppe della Turchia hanno oltrepassato in serata il confine e sono penetrate nel nord della Siria, dando il via all'offensiva di terra. Lo ha annunciato il ministero della Difesa turco citato dall'agenzia Anadolu.
L'esercito turco è entrato in Siria insieme alle milizie locali dell'Esercito siriano libero cooptate da Ankara, sempre secondo il ministero della Difesa di Ankara, che non indica al momento il numero di combattenti oltre confine. L'intervento, avevano spiegato fonti militari, è iniziato dopo che sono stati eliminati i "rischi", come dimostrato dai colpi di mortaio sparati verso le località frontaliere turche di Ceylanpinar e Nusaybin.
Secondo fonti locali l'offensiva turca in Siria del nord ha provocato finora almeno 11 morti, di cui otto civili.
Primi raid aerei nel pomeriggio
Nelle prime ore del pomeriggio, i jet F-16 di Ankara hanno dato ufficialmente il via all'operazione ribattezzata 'Fonte di pace' bombardando obiettivi delle milizie Ypg a Ras al-Ayn, seguiti poco dopo dai colpi d'artiglieria su Tal Abyad, i due punti da cui le forze di terra hanno attraversato poi il confine dopo aver "eliminato i rischi".
Raid che secondo i curdi hanno già provocato la morte di diversi "civili" nei villaggi frontalieri, dove si è scatenato "il panico". La loro risposta, per ora, è in alcuni colpi di mortaio sparati verso la frontiera turca.
La condanna internazionale
Immediata è giunta la condanna internazionale, dall'Ue all'Onu fino a Russia e Iran, i partner turchi nei negoziati di Astana sulla Siria.
E anche Donald Trump, pur ribadendo il disimpegno Usa da queste "stupide guerre", ha definito l'offensiva "una cattiva idea" e chiesto che la Turchia rispetti "tutti i suoi impegni", tra cui "proteggere i civili, le minoranze religiose, inclusi i cristiani, e assicurare che non ci sarà alcuna crisi umanitaria", oltre che "garantire che tutti i combattenti dell'Isis catturati restino in prigione e che l'Isis non rinasca in nessun modo o forma".
Ma Recep Tayyip Erdogan ha brindato all'intervento contro il Rojava, da anni un suo chiodo fisso. "La nostra missione è evitare la creazione di un corridoio del terrore ai nostri confini meridionali e di portare pace nell'area" e condurrà "alla creazione di una zona di sicurezza, facilitando il ritorno a casa dei rifugiati siriani", ha scritto su Twitter il presidente turco annunciando l'offensiva.
Le condanne dell'azione si sono susseguite di ora in ora. A fermare Erdogan ci aveva provato l'amico Vladimir Putin, ultimo leader straniero a parlargli prima dell'attacco. Il suo invito a "non compromettere gli sforzi congiunti per risolvere la crisi siriana" è caduto nel vuoto, come l'appello poco prima del presidente iraniano Hassan Rohani a risolvere le "legittime preoccupazioni" sui curdi affidandosi a Bashar al Assad.
Ankara ha informato sui primi sviluppi dell'operazione gli ambasciatori dei Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che domani dovrebbe avere una riunione d'emergenza. Rassicurazioni che però non sono bastate. "Molto preoccupato" si è detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, secondo cui non può esserci "alcuna soluzione militare al conflitto in Siria".
Dura la condanna dell'Ue, con il presidente uscente della Commissione Jean-Claude Juncker che ha lanciato un "appello alla Turchia affinché blocchi l'operazione militare" e ha avvertito: "Non aspettatevi che l'Ue finanzi una cosiddetta zona di sicurezza". Per il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, Ankara rischia di "causare un'ulteriore catastrofe umanitaria e un nuovo movimento di profughi".
Anche l'Italia ha condannato l'intervento militare. "Preoccupazione" per "iniziative che possono portare ad un'ulteriore destabilizzazione della regione" è stata espressa dal premier Giuseppe Conte, mentre per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio "nessuna risposta militare può rappresentare una soluzione alla crisi in corso" e "azioni unilaterali rischiano solo di pregiudicare i risultati raggiunti nella lotta contro la minaccia terroristica, a cui l'Italia ha dato un significativo contributo nell'ambito della Coalizione anti-Daesh". Allarmato anche l'Egitto, che chiede una riunione urgente della Lega Araba.
Da parte sua la Svizzera ha esortato "tutte le parti" coinvolte a dar prova di moderazione e rispettare il diritto internazionale umanitario. In un comunicato il DFAE ha invitato pure a garantire in ogni momento la protezione delle popolazioni e delle infrastrutture civili, nonché un accesso umanitario "immediato, senza ostacoli e durevole" alle cure per la popolazione colpita.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

