
All'ombra di fallimentari colloqui di pace inter-siriani mediati oggi dall'ONU a Vienna si aggrava la crisi turco-curda attorno all'offensiva di Ankara sull'enclave curdo-siriana di Afrin, nel nord-ovest del paese al confine con la Turchia. Il presidente turco Tayyep Recep Erdogan ha annunciato oggi che l'operazione "Ramo d'ulivo" proseguirà. E che si estenderà alle altre aree nel nord della Siria, controllate dal Partito dei lavoratori curdi (Pkk), "terroristi" per Ankara. Dal canto loro, le forze curdo-siriane, espressione dell'ala locale del Pkk e che in Siria ricevono il sostegno diretto degli Stati Uniti in funzione anti-Isis, hanno per la prima volta chiesto il soccorso del governo siriano, appoggiato invece dalla Russia e dall'Iran. Il Pkk ha invitato "il governo siriano a compiere il "proprio dovere nel proteggere la sovranità di Afrin e i suoi confini". Erdogan aveva invece dichiarato: "continueremo la nostra operazione finché non saranno raggiunti gli obiettivi. Poi libereremo Manbij dai terroristi, e dopo continueremo la nostra lotta fino al confine con l'Iraq", aveva detto in riferimento alla località chiave - Manbij - che si trova tra Aleppo e l'Eufrate. Il presidente turco aveva parlato ieri e l'altro ieri con colleghi americano Donald Trump e russo Vladimir Putin. Per Erdogan l'intervento armato è un "chiaro avvertimento" a chi non crede nella determinazione di Ankara nella "lotta al terrorismo". Sullo sfondo della guerra combattuta, prosegue la guerra di propaganda. Media governativi turchi, che citano fonti militari, parlano di "343" terroristi "neutralizzati". Mentre il Pkk in Siria parla di "308" tra militari turchi e miliziani siriani locali uccisi. I curdo-siriani denunciano anche l'uccisione di 59 civili in una settimana di operazioni turche. Tra questi figura una famiglia di sfollati siriani colpiti ieri sera, secondo le fonti curde. Fonti governative turche rispondono, denunciando bombardamenti artiglieria curdi su Azaz, località siriana controllata da Ankara, e sul mercato della località turca frontaliera di Reyhanli. Intanto come unico risultato concreto dei colloqui di Vienna tra governo e opposizioni siriane, si registra la decisione di Damasco di cessare il fuoco nella periferia a est della capitale, da due mesi investita da bombardamenti contro postazioni di insorti. Solo nell'ultimo mese, affermano organizzazioni umanitarie locali, nell'area assediata sono stati uccisi più di 250 civili.
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